Saluto tutti i naviganti che si affacceranno qui da oggi fino alla prima settimana di settembre.
Mi concedero, infatti, una sospensione feriale dei termini di postamento (postaggio?) da ora fino a quando non tornerò pienamente operativo dopo la pausa estiva.
Preciso che non è che stacchi oggi perchè da domani sarò al mare, ma che interrompo le trasmissioni perchè se non mi dedico a fondo al lavoro rischio di procrastinare la partenza a chissà quando.
Saluto in particolare gli amici de LA LETTERA RUBATA, blog a cui partecipo e sul quale sono stato parecchio latitante in questi ultimi tempi.
Mi farò perdonare a settembre.
Buon agosto.
I libri più letti nella storia dell'editoria: ne parla Roberto Santini in questo post che commenta un articolo apparso su il "Venerdì" di Repubblica.
Si scopre che il giallo più venduto è "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie che ha venduto 110 milioni di copie.
Ha appena finito di leggerlo anche mio figlio di dodici anni.
Mi ha detto: " ma che razza di libro è questo, che non si capisce niente di quello che è successo fino alla fine?"
Dovrò spiegargli che i gialli funzionano proprio così.
Venite, venite B52 di Sandro Veronesi e Tre sono le cose misteriose di Tullio Avoledo sono due libri molto belli che purtroppo ho letto in queste ultime settimane.
Purtroppo nel senso che mi dispiace averli letti adesso, perché questi, per me, come ogni anno, sono mesi lavorativamente pesantissimi e non ho il tempo e la concentrazione per scrivere due approfonditi commenti, come questi romanzi meriterebbero.
Se volete saperne qualcosa di più, cliccate sulle immagini delle copertine e troverete le schede di aNobii.
Da parte mia, suggerisco di leggerli.
Forse scriverò dei commenti più avanti, ad agosto o settembre, ma non sarà la stessa cosa.
Il momento di farlo era adesso, fresco di lettura, perché ogni cosa ha il suo tempo ottimale e più tardi non riuscirò a recuperare certe sensazioni e certi entusiasmi.
Ecco; potessi esprimere un desiderio, forse questo non sarebbe il primo della lista, ma comunque avrebbe una buona posizione: vorrei il dono della tempestività; fare sempre le cose, importanti o meno importanti, quando è il momento giusto.
Questa settimana ho discusso un ricorso a Parma. Quando sono uscito dalla Commissione Tributaria Regionale avevo circa un'ora e mezza di tempo prima della partenza del mio treno e ho deciso di togliermi una voglia che mi era rimasta quando avevo visitato all'inizio di maggio questa dolcissima città.
Mi sono quindi recato al Museo Bodoniano che si trova nel Palazzo della Pilotta presso la Biblioteca Palatina.
Di norma il museo Bodoniano è visitabile previa prenotazione ma ho spiegato agli addetti la mia situazione di "professionista in transito" e mi è stato gentilmente concesso di accedere all'esposizione.
Giovanni Battista Bodoni è stato un famosissimo tipografo e stampatore, nato nel 1740 a Saluzzo e morto a Parma nel 1813. Divenne direttore della Tipografia Reale di Parma e anche editore in proprio.
Creò caratteri tipografici elegantissimi e splendidi che portano il suo nome e che sono stati un punto di riferimento per la tipografia moderna.
Il tesoro del museo bodoniano contiene:
- un migliaio di edizioni bodoniane, alcune uniche e rarissime (in seta e pergamena), che costituiscono una delle più ricche collezioni al mondo;
- il carteggio costituito da circa 12.000 lettere;
- documenti, miscellanee di prove e di saggi tipografici, specimen delle più note fonderie straniere e italiane, fogli volanti in carta e pergamena;
- lo straordinario corredo di punzoni, matrici ed attrezzi della stamperia Bodoni (forme per la fusione dei caratteri, lime, pialle, cucchiaini, etc..) per un totale di circa 80.000 pezzi;
- quattro armadi originali neoclassici, all’interno dei quali Bodoni custodiva le cassette dei punzoni e le serie di matrici;
- un torchio tipografico, fedele ricostruzione di quello usato dal tipografo saluzzese.
Segnalo un post di Akio che cita un brano di Italo Calvino tratto dalle Lezioni americane.
Nel brano, che suggerisco di leggere per esteso, Calvino si lamenta dell'uso approssimativo del linguaggio che presumibilmente è legato anche a un cambiamento più profondo avvenuto nel nostro mondo. "Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d'opporre l'unica difesa che riesco a concepire: un'idea della letteratura".
Io credo che più che da una perdita di Forma, il nostro tempo sia caratterizzato da una perdita di Senso (ovvero di Sostanza intima delle cose).
Non ci è più ben chiaro cosa stiamo qui a fare e quale sia lo scopo ultimo delle cose che facciamo.
Ciò si riverbera anche sul linguaggio: l'uso dell'uno o dell'altro termine, alla fine, diviene indifferente, se tanto non sappiamo bene cosa vogliamo dire.
Non sono un poeta, come ho già più volte segnalato, e indubbiamente è un periodo in cui il lavoro mi sta travolgendo abbastanza.
Mi sono quindi venute in mente queste parole che testimoniano con chiarezza quanto io abbia bisogno di una vacanza.
Vita moderna
E mi muovo alla velocità della luce,
cercando di declinare veloce
azioni che ricordano in modo atroce
che presto cesserà la mia voce.
Ora torno a lavorare, che è meglio.
Parigi 1985 - appendice fotografica
Una volta conclusa la pubblicazione del testo, ritengo doveroso mettere on line alcune altre foto di Akio che non hanno trovato collocazione nell'ambito della serie dei post.
Sarebbe stato uno speco non pubblicarle.









