Venite, venite B52 di Sandro Veronesi e Tre sono le cose misteriose di Tullio Avoledo sono due libri molto belli che purtroppo ho letto in queste ultime settimane.
Purtroppo nel senso che mi dispiace averli letti adesso, perché questi, per me, come ogni anno, sono mesi lavorativamente pesantissimi e non ho il tempo e la concentrazione per scrivere due approfonditi commenti, come questi romanzi meriterebbero.
Se volete saperne qualcosa di più, cliccate sulle immagini delle copertine e troverete le schede di aNobii.
Da parte mia, suggerisco di leggerli.
Forse scriverò dei commenti più avanti, ad agosto o settembre, ma non sarà la stessa cosa.
Il momento di farlo era adesso, fresco di lettura, perché ogni cosa ha il suo tempo ottimale e più tardi non riuscirò a recuperare certe sensazioni e certi entusiasmi.
Ecco; potessi esprimere un desiderio, forse questo non sarebbe il primo della lista, ma comunque avrebbe una buona posizione: vorrei il dono della tempestività; fare sempre le cose, importanti o meno importanti, quando è il momento giusto.
Dopo un po' di colpevole latitanza, ho aggiornato il mio sito www.calamandrei.it , in particolar modo la lista commentata dei libri che ho letto e che devo leggere.
Una lista dei miei libri più completa, ma decisamente più sintetica, la trovate sulla mia pagina di aNobii.
Alessandra Capitano del RIS dell'amica Francesca Padula edito da Manidistrega Editrice sarà presentato martedì 12 maggio a Firenze.
Questo romanzo giallo-rosa è uscito a ottobre 2008 in occasione del Pisa Book Festival.
Parla di una mamma carabiniera e dei suoi notevoli sforzi per essere buona madre e per essere buona carabiniera. Non è propriamente un giallo, dato che l'aspetto che l'autrice ha voluto sviluppare maggiormente è quello sentimentale. Le varie indagini si alternano ai momenti di vita della protagonista, nel modo tipico delle fiction televisive di ambiente investigativo. La narrazione dei diversi delitti permette all'autrice di illustrarci alcune tecniche operative dei RIS e il romanzo vanta una introduzione del Tenente Colonnello Luciano Garofano, Comandante del RIS e autore di Delitti imperfetti, e una prefazione di Leonardo Gori. Il libro è caratterizzato da un uso molto esteso ed interessante dei dialoghi ed è “dedicato a tutte le biologhe che hanno trovato la loro strada fuori dei laboratori”.
La grammatica di Dio, di Stefano Benni è una raccolta di racconti belli ma davvero tristi.
Ho come l'impressione che Benni si sia ormai rassegnato e non pensi più, come faceva qualche anno fa, che ci sia modo di porre rimedio alla grettezza e alla mancanza di sentimenti del nostro mondo. Mi pare che abbia perso la speranza. Forse è un fatto anche generazionale e che coinvolge più generazioni. La generazione dei sessantenni, quella del famoso sessantotto, si sta rendendo conto di non essere riuscita ad indirizzare la società in una direzione meno materiale ed egoistica dell'attuale (che non ci ha portato, peraltro, nemmeno a risultati tranquillizzanti dal punto di vista della sicurezza economica). Le generazioni dei quarantenni e cinquantenni, dal canto loro, stanno prendendo coscienza di aver contato ben poco e di essersi lasciate troppo facilmente distrarre dal consumismo e dall'edonismo. Nel complesso, effettivamente, c'è poco da stare allegri.
Tra i racconti, mi sono piaciuti Alice e Una rosa rossa. Orlando furioso d'amore e L'eutanasia del nonnino riprendono la divertente pazzia estrosa del Benni di qualche anno fa. Un volo tranquillo è il racconto più significativo, a mio avviso, e nelle sue sette pagine fa capire con la massima chiarezza quanto la nostra società e la nostra vita siano ormai avvelenate dalla paura, senza che di ciò noi ci si renda neppure conto. Gli altri racconti sono mediamente buoni, ma spesso riprendono temi già ampiamente sviluppati da Benni in passato.
Il muro dell'apparenza di Sabrina Campolongo è il giallo con cui l'autrice era giunta tra i finalisti del Premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori) nel 2000.
Di lei ho già letto e recensito molto bene Balene bianche e Il cerchio imperfetto.
Il muro dell'apparenza è stato scritto prima degli altri due libri ma è giunto alla pubblicazione come terzo, nel 2008. Esso conferma il talento di Sabrina che si manifesta in particolar modo nella sensibilità nel descrivere i personaggi e nella bellezza della scrittura. Sotto quest'ultimo punto di vista il libro fa ben comprendere il cammino svolto dall'autrice in questi anni, perchè ne Il muro dell'apparenza la scrittura, sia pur se di livello più elevato della media dei romanzi gialli, ha ancora, ogni tanto, delle piccole sbavature andando a scivolare in immagini, frasi o aggettivi tipici del genere. Ne Il cerchio imperfetto, scritto qualche anno dopo, invece, Sabrina è arrivata ad avere una scrittura assolutamente necessaria, ove ogni parola è quella esatta e migliore e non risulta mai già sentita od usurata.
Comunque, come già detto, anche la qualità della scrittura ne il muro dell'apparenza è molto buona e il libro scorre bene, anche se con qualche lungaggine nel finale dove un colpevole secondario viene infine incastrato utilizzando un trucco che ho adottato anch'io nel mio L'unico peccato. Evidentemente, mi viene da pensare, gli investigatori dei giallisti all'esordio si arrangiano talvolta in maniera non proprio ortodossa per trovare il modo di far arrestare il colpevole.
Infine, particolarmente efficace risulta la descrizione della protagonista, il bel commissario Giulia Campi, milanese autoesiliatasi in una Sicilia assolata per sfuggire a un amore andato male. La Campi narra la storia in prima persona e sembra di sentire parlare la Campolongo, e viceversa. Il personaggio è rappresentato così bene e con tale consapevolezza che pare che l'autrice si sia autodescritta e totalmente identificata nel commissario. Ho riflettuto parecchio su questo punto e non sono ancora riuscito a capire se la mancanza di distacco tra la scrittrice e la sua protagonista sia un elemento di altissimo merito o un difetto. Giulia Campi è così reale da dare quasi fastidio.
Inutile aggiungere che Il muro dell'apparenza, che racconta di un'indagine sullo stupro e l'omicidio di una sedicenne, è un libro che merita di essere letto.
Viareggio piccoli delitti imperfetti di Oscar Montani (Marco Del Bucchia Editore) racconta di alcune indagini viareggine svolte d'inverno dallo skipper Corto e dai suoi amici.
Non ho una particolare simpatia, Oscar mi perdoni, per i gialli in cui ci siano da risolvere indovinelli o anagrammi o simili problemi d'ingegno e di logica. In sostanza: mi fanno fatica (e capisco che questo è un mio personale problema).
Oscar Montani (che è un anagramma del vero nome dell'autore) ne è invece appassionato e ne inserisce diversi in questa sua raccolta di racconti.
Una volta, però, accantonata la questione dei giochi di logica, non posso che apprezzare la bellissima atmosfera e la vivacità dei personaggi che troviamo nei racconti. La provinciale e assopita Viareggio d'inverno è descritta in modo davvero convincente e la cerchia degli amici dello skipper investigatore Corto comprende elementi molto divertenti. La lettura della raccolta è quindi sempre piacevole e lieve, come vuole l'autore che definisce il suo genere soft-boiled.
Quando passerò a Viareggio chiederò a Marco (ops! Ho scritto il vero nome dell'autore; per i lettori enigmisti sarà a questo punto facilissimo risalire al cognome) di fare un salto insieme al mitico e plurirammentato Bar Fappani!