E ti vengo a cercare
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza
Un tempo sentivo e risentivo la canzone di Battiato pensando a chi dovevo andare a cercare.
Poi, mi sono reso conto che Battiato forse non l’aveva scritta riferendosi ad una donna ma poteva anche semplicemente essere riferita ad una persona qualsiasi, che comunque fosse in grado di produrre equilibrio in chi la frequentava.
Alla fine mi è venuto un lampo.
A prescindere da a chi pensasse Battiato, la persona che io andavo cercando, quella che mi poteva dare equilibrio, che mi poteva far migliorare, che mi serviva trovare, ero semplicemente io.
Io dovevo cercare Sergio Calamandrei, perché lui era la sola persona sulla quale avrei potuto sempre contare, l’unica che non mi sarebbe mai venuta a mancare, una volta trovata ed accettata in tutti i suoi aspetti, l’unica che mi poteva dare stabilità.
Poi va bene amare gli altri, va bene aprirsi al mondo, ma non dovevo cercare la mia forza, la mia energia, il senso della mia vita al di fuori di me.
E allora ho continuato a sentirla, la canzone di Battiato, ma come un inno a me stesso, un invito a migliorarmi, una diffida ad utilizzare le altre persone come luoghi su cui riversare le mie aspettative invece che apprezzarle per quello che erano in realtà.