“Chesterton pensò, come Whitman, che il solo fatto di essere è talmente prodigioso che nessuna sventura deve esimerci da una sorta di comica gratitudine”
Jorge Louis Borges – Altre inquisizioni
Questo di oggi è un post un po’ particolare, dato che oggi, il ventisei dicembre, è il mio compleanno.
C’è una fase della vita in cui i compleanni si attendono con impazienza, perché rappresentano la crescita e avvicinano all’indipendenza, e altre in cui il trascorrere degli anni inizia ad essere visto con preoccupazione e inquietudine, perché dapprima esso viene percepito come un progressivo ridursi delle inizialmente vastissime possibilità potenziali della propria vita e successivamente temuto come un lento avvicinarsi alla fine.
Ci sono, poi, compleanni pesanti, quelli delle decine, a cominciare dai trenta, che fanno pensare.
Io, nel corso dei miei quarantaquattro compleanni, ho atteso con impazienza, sono stato inquieto, ho pensato, ma una cosa è certa: li ho sempre festeggiati con gratitudine.
Mi pare, infatti, una combinazione così incredibile che milioni di anni di eventi siano confluiti fino a determinare la mia nascita e la mia presenza, come essere pensante, in questo mondo. Rimango ogni volta frastornato se penso a quante infinite possibilità esistevano che io non fossi.
Sarebbe bastato che la vita dei miei genitori non li avesse portati ad incontrarsi in un luogo così lontano dalle città in cui vivevano. Sarebbe bastata un’accelerata improvvisa di uno spermatozoo che lo portasse a superare quello che conteneva parte dei miei geni.
E, anche dopo la mia nascita, sarei potuto essere una persona del tutto diversa, se mia madre mi avesse trattenuto in grembo ancora qualche giorno fino all’anno successivo, o se, comunque, io fossi stato iscritto in una classe invece che in un’altra.
Ma senza stare a sindacare sulla mia vita, e su quella che sarebbe potuta essere se certe situazioni fossero girate diversamente, io, comunque, sono grato di Essere, e di poter festeggiare oggi il mio quarantaquattresimo compleanno.
Borges racconta che passava giornate intere a leggere, una voce dopo l'altra, le grandi enciclopedie che i suoi avevano in casa.
Quelle enciclopedie erano delle vere e proprie raccolte di saggi ed ogni voce apriva squarci su mondi meravigliosi.
Ora i tempi sono cambiati: le enciclopedie si sono fatte ben più sintetiche, il tempo per sfogliarle per diletto manca (poi costano).
Ti suggerisco però una cosa che faccio ogni tanto.
Vai sulla pagina principale di Wikipedia e clicca sul link "una voce a caso".
Scoprirai tanti mondi sconosciuti.
(a me oggi è capitato di conoscere l'esistenza del Vicariato apostolico di Izabal e di avere informazioni su Window in the Skies).