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Nome: Sergio Calamandrei
Mi piace scrivere. Prima l'ho fatto solo per me, poi ho creato www.calamandrei.it, quindi ho pubblicato il romanzo: L'UNICO PECCATO - Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Ora vado avanti, con vari racconti e un sequel. ..................e-mail= scrivere[chiocciola]calamandrei.it

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mercoledì, 07 gennaio 2009

I libri del 2008

Dalla lista dei libri che ho letto nel 2008 pare che io abbia incrociato 35 libri nel corso dell'anno appena finito. Dico pare, perchè secondo le statistiche di aNobii risulterebbe che io ne abbia letti 36 per un totale di 8.185 pagine.

Sinceramente mi fa fatica mettermi a riconciliare le due liste e quindi prendo per buoni i 35 libri che riporto qui sotto (il cui numero sostanzialmente equivale a quello dei volumi letti nel 2007).

Unica osservazione: taluni di quei libri mi pare di averli letti ere geologiche fa, invece sono solo passati pochi mesi.

Sarà segno buono o cattivo? 

LETTI NEL 2008
 
  • Maremma Mystery 2007Editrice Laurum. Antologia delle opere segnalate nel concorso Maremma Mystery 2007 che comprende il mio racconto Ingenuità. Ne ho avuta una copia nel giorno della premiazione dell'edizione 2008 del medesimo concorso, in cui mi sono classificato terzo. Dicembre 2008.
  • Crimini di regime AAVV (con dediche di nove degli autori e di Silvia Burzio che ha realizzato la copertina). Editrice Laurum. Preso al Pisa Book Festival nell'ottobre 2008 quando il libro è stato presentato. L'antologia Crimini di regime comprende il mio racconto Firenze, 1944. La cena col morto Nel libro ci sono racconti di Carlo Lucarelli, Leonardo Gori, Mario Spezi, Patrizia Pesaresi, Paola Alberti, Graziano Braschi, Sergio Calamandrei, Paolo Campana, Antonella Cocolla, Alessandra De Vita, Sabina Marchesi, Angelo Marenzana, Maurizio Matrone, Riccardo Parigi e Massimo Sozzi,  Françoise Prato, Sergio Rilletti, Renzo Saffi, Roberto Santini, Mauro Smocovich, Loredana Squeri, Riccardo Strada, Marco Vallarono, Nicola Verde. La pubblicazione cartacea fa seguito alla pubblicazione on line del racconto su una sezione del sito Thrillermagazine curata da Angelo Marenzana e Daniele Cambiaso dedicata ai gialli ambientati nel periodo del ventennio o collegati a quel periodo (ce ne sono moltissimi, vedi il lungo saggio pubblicato su quel sito e riportato anche nel libro). Dicembre 2008.
  • I due volti della giustizia diLorenzo Maggioni. Deinoteria Editrice. Un sostituto procuratore indaga su una falsa bomba rinvenuta alla stazione genovese di Prà. Libro con cui l'autore intende stigmatizzare la smania di protagonismo di certi procuratori. Preso al Pisa Book Festival nell'ottobre 2007e letto nel dicembre 2008.
  • Milano è un’arma di Francesco Gallone, Eclissi Editrice. Preso al Pisa Book Festival, volendo provare un giallo della collana gialla I Dingo della Eclissi Editrice. Questo è un giallo ambientato in una Milano alternativa ed è il romanzo di esordio di Gallone che ha vinto il Premio Belgioioso giallo 2008.  Milano è un’arma è un libro che mi ha ricordato molto il film 300 di Zack Snyder. 300 è un film epico, pieno di belle immagini e del tutto privo di ogni pretesa di realismo. Il libro di Gallone è anch’esso pieno di personaggi immani nelle dimensioni fisiche, negli appetiti, nella capacità di sopportare pestaggi e avversità. Ed è spesso impreziosito da belle immagini o interessanti costruzioni nella struttura. Sono però poco verosimili le motivazioni che spingono vari personaggi a collaborare alle indagini dello sfigato ispettore, il modo in cui egli conduce questa indagine, i rapporti che l’investigatore ha con i suoi colleghi e i suoi superiori. Ma, come per Snyder, anche per Gallone la verosimiglianza non ha particolare rilevanza nella scala degli elementi che compongono l’opera. Importa più la creazione di un’atmosfera epica, come se a raccontare la vicenda fosse Omero, o Sergio Leone. Il risultato è un libro che si legge con piacere e che apre uno squarcio sul mondo degli Ultras irriducibili, dei naziskin, dei centri sociali. Novembre 2008.
  • Quando il cuoco indaga di Oscar Montani e Serena Scala (con dedica dell’autrice). Marco Del Bucchia Editore. Oscar Montani è uno pseudonimo ottenuto anagrammando il nome dell'autore, Marco Santoni. Montani ha scritto vari libri soft-boiled. In questo sono raccolti sette racconti insieme a varie ricette di cucina senza glutine. Serena Scala è impegnata da tempo nell'AIC, Associazione Italiana Celiachia. I racconti sono ironici e gradevoli; gustabili (è proprio il caso di dirlo) sia dai ragazzi che dagli adulti. Novembre 2008.
  • Firmino di Sam Savage. La vita di un ratto che ama i libri; li mangia e li legge. Scritto molto bene, soprattutto nella prima parte. Nella seconda la storia affonda nella malinconia e, nel complesso, succedono un po' poche cose. Comunque un libro interessante, soprattutto per i topi di biblioteca. Settembre 2008.
  • Fatherland di Robert Harris. Uno dei classici dell'Ucronia. Un giallo ambientato nel 1964, in un mondo governato da Hitler giunto al suo settantacinquesimo compleanno. Un libro davvero ottimo che fa riflettere sul fatto che la Storia la scrivono i vincitori. E se i vincitori sono i nazisti... Settembre 2008.
  • Memorie di un cuoco di un bordello spaziale di Massimo Mongai. Robin edizioni. Secondo capitolo delle avventure di un cuoco spaziale. Il primo romanzo, Memorie di un cuoco di astronave, era stato Premio Urania 1997, pubblicato da Mondadori e Publigold/Mursia con 30.000 copie vendute. Questo libro probabilmente è meno riuscito e appare parecchio slegato nella trama, formata da episodi sostanzialmente disconnessi tra loro della vita del protagonista. Mongai descrive con una certa fantasia numerose civiltà e specie aliene, ma restando sempre abbastanza in superficie e senza la brillantezza che può avere, ad esempio, un maestro in queste creazioni come Jack Vance. Agosto 2008
  • L.A. Confidential di James Ellroy. Ho letto questo libro perchè avevo deciso di concedere a Ellroy un’ulteriore possibilità, sperando che questo romanzo fosse un po’ più classico e meno schizzato rispetto agli altri suoi che avevo letto (Le strade dell’innocenza e Perché la notte). Il film che è stato tratto da questo giallo mi era piaciuto molto anche grazie all'interpretazione degli attori che ne formavano il ricchissimo cast (Bruce Willis, Kevin Spacey, Kim Basinger, Danny De Vito, Guy Pearce). Il romanzo, in effetti, è meno allucinato rispetto a quelli della saga del sergente Lloyd Hopkins, ma, malgrado le indubbie capacità di narratore di Elroy, non è riuscito a convincermi. Nel film la trama era stata molto semplificata e il periodo in cui si svolgeva la vicenda era molto più ristretto. Un'operazione del genere avrebbe giovato anche al romanzo che soffre un po' di prolissità. Pare quasi che l'autore, nel timore che il lettore si possa perdere nella marea di personaggi, abbia sentito il dovere di ripetere e riepilogare più volte i medesimi eventi. Gli stessi fatti, quindi, ad esempio, prima ci vengono narrati, poi vengono riepilogati in un facsimile di rapporto di polizia, poi ci vengono ricordati in un facsimile di articolo di giornale, poi ritornano nelle riflessioni di un investigatore, poi in quelle di un altro. Alla fine viene voglia di dire: l'ho capita, Elroy, questa cosa; andiamo avanti. Malgrado ciò, alcuni snodi della trama appaiono un po' forzati. Nel complesso, consiglierei di non lasciarsi scappare il film, mentre il romanzo non mi appare imperdibile. Agosto 2008.
  • Nel nome del porco di Pablo Tusset. Tusset è lo spassoso autore di Il meglio che possa capitare a una brioche. Quel libro era un giallo anomalo, molto divertente. Nel nome del porco è, invece, un giallo di tutt'altro genere, ben più cupo, sul quale ho scritto una recensione approfondita che potete leggere in questa pagina. Agosto 2008.
  • Il cerchio imperfetto di Sabrina Campolongo. Edizioni Creativa. Un romanzo della collana Declinato al femminile diretta da Francesca Mazzuccato. Di Sabrina Campolongo ho già recensito Balene Bianche, una raccolta di racconti. Ho scritto un commento approfondito de Il cerchio imperfetto che è un bellissimo romanzo dove l'autrice, da cui mi aspetto ancora grandi cose, supera decisamente taluni aspetti meno convincenti del suo primo libro. Agosto 2008
  • La volpe e la luna, un thriller appenninico di Loredana Squeri. Zona. E' un breve romanzo giallo ironico ambientato in un immaginario paesino dell'appennino italiano. L'amica Loredana ha una scrittura piacevolissima e sempre delicata e ironica che si trova confermata anche nella raccolta Una storia d’annata che contiene cinque suoi racconti gialli, sempre edita da Zona. Ne La volpe e la luna viene descritta minuziosamente la vita di un piccolo borgo, comprese le beghe del consiglio comunale e le chiacchiere imperanti. Il forte senso di osservazione di Loredana, però, non si indirizza solo verso gli aspetti più divertenti o ridicoli dell'esistenza ma si apre spesso anche a riflessioni più profonde sul modo in cui gli uomini stanno al mondo. In conclusione, mi pare che la seguente battuta, con la quale si chiude il romanzo, sintetizzi efficacemente lo spirito dell'opera: "Sa, commissario, ho deciso di comprarmi un computer." "Bravo, bravo. Sta attento a non farti ciulare."  Agosto 2008.
  • Ombre sul Rex di Daniele Cambiaso. Fratelli Frilli Editori. E' un giallo davvero molto interessante ambientato a Genova nel luglio 1931, nei giorni del varo del Rex. Il vicecommissario della squadra politica Igino Menchini cerca di sventare un attentato al Re, che verrà a presenziare al varo. Cambiaso, grande studioso ed esperto di gialli ambientati nell'epoca fascista, riesce a rendere alla perfezione l'atmosfera di quell'epoca e fornisce moltissime informazioni al lettore sul Rex, sui cantieri Ansaldo e sui movimenti anarchici ed eversivi di quegli anni. La trama mi pare si ingarbugli un po' nell'ultima parte ma forse questa mia impressione è dovuta alla mia avversione ai Grandi Complotti e alle Grandi Cospirazioni che personalmente non gradisco mai molto. Agosto 2008.
  • Carabinieri in giallo. Gialli Mondadori. I tredici racconti, aventi come protagonisti i militari dell'Arma, premiati nella prima edizione del concorso letterario bandito dalla rivista Il Carabiniere. Tra i premiati ci sono Ettore Maggi e Daniele Cambiaso, col racconto Una questione delicata, che altalena eventi attuali con una vicenda avvenuta ai tempi della seconda guerra mondiale, e Roberta Lepri con Dell'amore e i suoi misteri. Roberta Lepri è, lo confesso, la mia giallista giovane prediletta (mentre, tra le più affermate, adoro Patrizia Pesaresi). Mentre leggevo il suo racconto mi ripetevo che la storia mi stava interessando poco e che l'autrice mi era piaciuta di più altre volte, ma poi, proprio nelle ultime righe, Roberta è riuscita anche questa volta ad emozionarmi. Agosto 2008.
  • Anonima assassini II. Tagete Edizioni. E' l'antologia dei racconti premiati al concorso Orme Gialle 2007, presieduto da Carlo Lucarelli. Il racconto che mi è più piaciuto è Cavarsela di Michele Frisia che denota la grande familiarità dell'autore, Ispettore di Polizia, con i meccanismi formali ed informali che regolano quella istituzione. Comprende anche il mio racconto Dante e Beatrice: 18 vite spezzate. Per maggiori particolari vai a questa pagina. Luglio 2008.
  • I tre giusti di Edgar Wallace. Uno dei Classici del Giallo Mondadori comprato usato. Ambientato in un mondo ormai lontano anni luce dal nostro e irrimediabilmente datato, anche per lo stile narrativo non più attuale. Non sono riuscito ad  immedesimarmi per nulla. Luglio 2008
  • I denti del drago di Ellery Queen. Classico del Giallo Mondadori comprato usato. Narrato in modo che cerca di essere brillante ma con dubbi importanti sulla verosimiglianza della trama. Luglio 2008
  • Solitudine giapponese, antologia di racconti dei Semi Neri, gruppo di scrittori modenesi incontrati in occasione della presentazione dell'antologia Ucronie del terzo millennio a cui ho partecipato nel maggio 2008 a Modena. Benchè abbia scritto e pubblicato diversi racconti, confermo di preferire di gran lunga il romanzo al racconto. In special modo ho difficoltà ad apprezzare i racconti che non siano di "genere" (gialli, horror, umoristici, fantasy). Un racconto non di genere, secondo me, per avere un suo perchè, deve essere davvero di altissimo livello.  Giugno 2008.
  • L'era del porco di Gianluca Morozzi. Un esilarante romanzo in cui si spiega che ci sono tre modi perfetti di dannarsi l'esistenza: pubblicare un romanzo con un editore improbabile, suonare in una band disastrata e innamorarsi di una donna che ha una abilità sessuale distruttiva. Era tanto tempo che non mi capitava di ridere durante la lettura di un libro. Da antologia la scena iniziale del concorso letterario e l'incontro con la tetra scrittrice Lara Rimondi. Non propriamente indicato per i minori. Giugno 2008.
  • Musica Nera di Leonardo Gori (con dedica dell'autore). Un'indagine di Bruno Arceri, ormai sessantenne, ambientata a Viareggio negli anni 60. Un omaggio al Jazz, grande passione di Leonardo Gori. Il romanzo ci presenta in maniera indimenticabile una Viareggio ormai scomparsa, con puntate anche all'aeroporto del Cinquale, dove capito ogni estate. Molto belli alcuni personaggi, mentre non ho gradito il finale, per motivi di mio mero gusto, su cui non è il caso di soffermarsi essendo inopportuno parlare troppo dei finali dei gialli. Un romanzo da consigliare, in particolar modo a chi ama la musica nera. Giugno 2008.
  • Il fiore d’oro di Franco Cardini e Leonardo Gori (con dedica) – Giallo storico ambientato nel corso della seconda guerra mondiale. Ha per protagonista l’ufficiale delle SS Dietrich Von Altenburg, nazista “buono” già apparso ne Lo specchio nero dei medesimi autori. La storia si svolge per buona parte al Vittoriale, ai tempi della Repubblica Sociale. D’Annunzio non ne esce un gran che bene, ma credo che, in effetti, il Comandante diversi difettucci li avesse effettivamente. Trama un po’ troppo complessa, a mio avviso. Giugno 2008.
  • La Donna d’Oro diLinda Di Martino. Editrice Laurum. Un romanzo storico, moderatamente giallo ambientato nel 1884 nel Ghetto di Firenze, alla vigilia della sua distruzione. Preso al Pisa Book Festival del 2007 dove mi fu caldamente consigliato, a ragione, dall'editore Davide Bisconti. il romanzo fornisce una ricostruzione davvero interessante di quella zona degradata di Firenze che fu rasa al suolo alla fine dell'ottocento. E' scritto con uno stile molto bello, quasi un po' arcaicheggiante, da Linda Di Martino, autrice fiorentina vincitrice di due premi Tedeschi. Consigliato a tutto coloro che amano i romanzi storici e, in particolare, ai fiorentini che desiderino conoscere una pagina frettolosamente dimenticata della storia della nostra città. Maggio 2008.
  • Lame di luce di Michael Connelly (in prestito) – Un giallo americano con protagonista Harry Bosh. Connelly, soprattutto nella prima parte del romanzo, si rivela essere un ottimo turnpager (scrittore che costringe il lettore a continuare a leggere senza potersi staccare dal testo). Il libro è molto buono anche se taluni svolgimenti del finale non appaiono troppo convincenti. Maggio 2008.
  • Svaniti nel nulla di Paco Ignacio Taibo II. Il Saggiatore. - Un romanzo con protagonista l’investigatore Héctor Belascoaràn Shayne, brutto ed orbo. Probabilmente non è una delle migliori avventure di Belascoaràn, che non conoscevo. Rende comunque una chiara idea della difficoltà che l’esercizio dei più basilari diritti umani ha incontrato nella storia, anche recente, del Messico. Il detective deve discolpare un insegnante inviso alle autorità dall’accusa di aver ucciso un uomo il quale è in realtà vivo e vegeto e continua a vivere nel suo villaggio sotto gli occhi di tutti e protetto dalla polizia. Il romanzo mi ha colpito anche per la sua brevità,  circa 18.000 parole, ovvero circa 100.000 caratteri. Quello di poter scrivere romanzi brevissimi è un privilegio dei grandi autori che hanno personaggi seriali. Il Saggiatore Net, però, onestamente ha messo nel 2007 al volume il prezzo di sette euro, commisurato alla consistenza dell’opera. Ben diverso e spiacevole effetto mi fece, invece, la pubblicazione nel 2002 di Senza sangue di Baricco, un racconto neppure lunghissimo (circa 12.000 parole) che venne venduto per 10 euro che corrispondevano a poco meno di 20.000 lire del 2002, prezzo ora modesto, ma allora quasi elevato per un libro. A proposito; l’Istat avrà per caso calcolato il tasso di inflazione dei libri in questi anni? Sarei davvero curioso. Maggio 2008.
  • A luce spenta diRoberto Santini (con dedica). Editrice Laurum. E' un giallo, ambientato a Firenze nel 1950, che racconta delle indagini svolte da un commissario di polizia, Falco Ventura, a seguito alla sparizione di due bambine. Ventura ha un proiettile incastrato nella testa che gli provoca strane allucinazioni. In pratica, vede degli altri sè stessi che gli stanno attorno. E' una patologia che esiste veramente. Il romanzo è molto ben scritto. Maggio 2008.
  • Il lerciodi Irvine Welsh, l’autore di Trainspotting (prestato da un amico). Un giallo pulp e parecchio politicamente scorretto. Ho scritto una recensione approfondita su questo romanzo dal titolo IL LERCIO di Irvine Welsh, ovvero: ancora la banalità del male.. Aprile 2008
  • La Crociata delle tenebre di Giulio Leoni (con dedica dell’autore). Dante investigatore in una Roma in decadenza. Ho presentato questo libro e il suo autore a maggio 2008 a Pistoia. Aprile 2008.
  • 9 maggio ’78. Il giorno che assinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora. Zona. Aprile 2008. L’autore è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la scientifica di Forlì. Racconta, con uno stile lineare e intenso, di un giorno particolarmente significativo nella storia recente del nostro Paese quando, nelle medesime ore, vennero uccisi a Roma Aldo Moro dalle Brigate Rosse e in Sicilia Peppino Impastato dalla mafia. L’autore era in una delle volanti che accorsero in via Caetani. Da leggere, come, in ogni caso, sarebbero da leggere tutti i libri contro la mafia e le varie criminalità organizzate. Preso al Pisa Book Festival nell’ottobre 2007.
  • La giostra dei criceti di Antonio Manzini. Un giallo comico in cui si illustra un complotto delirante per risolvere una volta per tutte il problema del buco previdenziale dell'INPS. Ha il grande pregio di evidenziare il problema rappresentato dalla rottura della solidarietà generazionale che si è avuta nel nostro Paese. Ci ho scritto una recensione per Thrillermagazine. Marzo 2008.
  • L'arte del dubbio di Gianrico Carofiglio. Non è un romanzo ma una riedizione riveduta di un saggio sulle tecniche di controesame dei testimoni scritto dal magistrato prima di pubblicare i suoi gialli. E' davvero interessante perchè l'autore, oltre a spiegare alcune dinamiche tecniche e psicologiche del processo penale, riporta e commenta trascrizioni di veri interrogatori che appassionano come se fossero racconti. Si legge molto piacevolmente. Dopo averlo terminato sono sempre più convinto che non avrei mai potuto fare l’avvocato penalista o il giudice. Si tratta di professioni nelle quali, come, ancora in maggior misura, nella medicina, si mettono in questione elementi fondamentali della vita delle persone, quali la libertà, la salute o, addirittura, la vita. Sentirei troppo il peso di certe decisioni. Preferisco di gran lungo occuparmi di questioni, tutto sommato, non primarie come quelle connesse ai soldi. Marzo 2008.
  • Anonima assassini. I delitti di Orme gialle (con dedica di Carlo Lucarelli). Tagete Edizioni. Febbraio 2008. Raccolta dei racconti vincitori e segnalati dell'edizione 2006 del concorso Orme gialle.
  • Delitti per sport. Febbraio 2008. Marco Del Bucchia Editore. Antologia di racconti gialli e noir sullo sport, con racconti di Solito, Nepi, Alberti, Previsti, Fiori ed altri.
  • Le Fiabe di Gramos AA.VV. Gennaio 2008. Una raccolta di favole scritte da vari autori per beneficenza a favore di Gramos Gashi, un bambino affetto da una rara malattia. Tra gli autori: Sabrina Campolongo e Andrea Razzaboni.
  • Diario della paura. Da via dei Georgofili la storia di un biennio di sangue di Silvia Tessitore. Zona. Gennaio 2008. Intensa e commossa ricostruzione di un passato così vicino e così velocemente dimenticato. Ma, forse, non è ancora passato. Dal Pisa Book Festival 07.
  • Toscana in Giallo. Antologia di racconti gialli e noir ambientati a Pisa, edita da Felici Editore. Gennaio 2008. Gli autori sono Paola Alberti, Divier Nelli, Daniele Nepi, Roby Paglianti, Riccardo Parigi & Massimo Sozzi, Patrizia Pesaresi, Claudia Salvatori, Roberto Santini, Alessandro Scalpellini, Marco Vichi, Renzo Zucchini.
 

 

postato da: scriverecala alle ore 09:01 | link | commenti (2)
categorie: libri, ho letto, è anche sul mio sito
mercoledì, 29 ottobre 2008

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drill down 1 0.37% riassunto libro Agatha Christie nella mia fine è il mio principio
drill down 1 0.37% IL COMMISSARIO di Jacopo Fasano
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Come si può notare, calamandrei fa la parte del leone. Mi divertono un mucchio le ricerche che sono giunte da me cercando valutazioni, avviamento o simili perche sono giunte sulla Valutazione Inverecondi S.p.a. che è una parodia delle perizie di stima normalmente redatte dai commercialisti. Alla stessa pagina si deve la combinazione  normativa allevamento coccodrilli. Leggere per credere.

Una sola combinazione a luci rosse, ma in effetti quelle parole sono presenti in un mio racconto.

Tanti saluti all'amico spagnolo che è giunto qui cercando Sería más tonto de lo que he sido, de hecho tomaría muy pocas cosas con seriedad. Sería menos higién

E' la versione spagnola di Istanti, la poesia falsamente attribuita a Borges.

 

postato da: scriverecala alle ore 09:26 | link | commenti (5)
categorie: è anche sul mio sito
lunedì, 08 settembre 2008

NEL NOME DEL PORCO di Pablo Tusset

NEL NOME DEL PORCO di Pablo Tusset

(questa recensione analizza alcuni aspetti tecnici del romanzo di Tusset. NON vengono fornite qui informazioni sulla trama ulteriori rispetto a quelle già presenti nella quarta di copertina, che peraltro, svela troppe cose. Pertanto, io qui ometto anche alcune informazioni presenti nella quarta di copertina che consiglio di non leggere a chi voglia poi gustarsi il romanzo).


Immagine di Nel nome del porco 

Pablo Tusset è l’autore di Il meglio che possa capitare ad una brioche, uno spassoso giallo anomalo che fila via benissimo per tre quarti e poi si perde completamente nel finale

. Immagine di Il meglio che possa capitare a una brioche Comunque, per un romanzo essere ottimo per tre quarti non è merito da poco e quindi consiglio vivamente di leggere il primo libro di Tusset. Dato questo precedente, ho acquistato Nel nome del porco a scatola chiusa, pensando di trovare qualcosa di divertente. Invece questo romanzo è di tutt’altro genere. È un serio e tradizionale giallo incentrato su uno psicopatico. Io, in linea di massima, non apprezzo le storie che parlano di serial-killer e di pazzi omicidi. Può anche darsi che prima o poi ne scriva una anch’io, ma non le amo: le trovo un po’ una facile scorciatoia per crearsi un bel cattivo senza dover faticare troppo sui suoi moventi. 

Nel nome del porco si apre con un delitto eclatante: una donna è stata macellata in un mattatoio di un piccolo paesino di montagna spagnolo, San Juan del Horlà, seguendo la stessa procedura adottata per i porci. Con il che intendo dire che la poveraccia è stata sgozzata, disossata e la sua carne divisa nei tradizionali tagli previsti per i maiali. Sul delitto indaga il commissario Pujol, prossimo alla pensione. A un certo punto, Tomàs, poliziotto quarantenne che Pujol considera quasi un figlio, tornato da un periodo di aspettativa trascorso a New York, si inserirà nell’indagine andando ad infiltrarsi tra i poco raccomandabili abitanti di San Juan del Horlà.

Sono rimasto deluso dalla lettura de Nel nome del porco poiché l’ho trovato carente sotto almeno tre aspetti della tecnica di scrittura. Ho ritento opportuno evidenziarli perché almeno il primo (Troppa didattica esplicita) e il terzo (Troppo evidente ricerca degli effetti) sono difetti abbastanza diffusi nella narrativa gialla. Sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato è un primo passo necessario per evitare di commettere peccati, ma, come insegna l’esperienza del mondo, non è sufficiente. Pertanto ammetto subito che forse anche alcuni miei scritti non sono esenti da questi difetti.

Per continuare a leggere la recensione in www.calamandrei.it

clicca su CONTINUA

martedì, 13 maggio 2008

Alla fine della fiera del libro di Torino, un anno dopo

Si è chiusa ieri la Fiera del Libro di Torino.

Quest'anno non ce l'ho proprio fatta ad andarci.

L'anno scorso, invece, la visitai e poi scrissi una serie di post sulla Fiera, sul mercato dei libri e sui numeri dell'editoria italiana che cominciano dal post

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 1

Il cui incipit è:

"Alla fine della Fiera del Libro di Torino mancano ormai meno di quattro ore quando me ne vado. Sono le sei dell’ultimo giorno di Fiera, il lunedì. Quei poveracci che stanno negli stand devono tirare ancora avanti fino alle ventidue, e questo è il loro quinto giorno consecutivo.
Mentre cerco l’uscita che porta al mio parcheggio mi viene di pensare al mercato del pesce, a fine mattinata. Come le trote, anche svariati libri calano di prezzo man mano che si avvicina la chiusura. So che da un amante della letteratura ci si potrebbero aspettare riflessioni più elevate, ma le cose stanno così...."

e proseguono sotto il tag alla fine della fiera.

Per chi volesse leggersi tutto l'elaborato con comodo, ho raccolto e rielaborato la serie di post "Alla fine della Fiera" in un unico testo che ho pubblicato sul mio sito www.calamandrei.it.
Il testo lo potete raggiungere direttamente cliccando qui.

mercoledì, 16 aprile 2008

IL LERCIO di Irvine Welsh, ovvero: ancora la banalità del male

Arrivato a pagina 114, a circa un terzo del libro, ho interrotto la lettura de Il lercio di Irvine Welsh.
Sono indeciso se riprenderla o meno.
Mi farebbe piacere sapere cosa mi consigliate di fare.

Immagine di Il lercio

Irvine Welsh è l’autore di Trainspotting, Ecstasy, Tolleranza zero, Colla e Porno.
Il protagonista de Il lercio è il sergente della polizia di Edimburgo Bruce “Robbo” Robertson. Robbo è un quarantenne assolutamente privo di ogni scrupolo, senso morale e rispetto per gli altri. Mangia schifezze, beve birra sbronzandosi di frequente, prende droghe, è affetto da un eczema ai genitali e i suoi pensieri sono un continuo turpiloquio. Il che potrebbe non essere un problema, ma lo diventa se si considera che l’io narrante in prima persona è proprio Robbo. Il sergente, tanto per fare un esempio, ogni volta che ha un colloquio con una donna, in particolar modo con le sue colleghe poliziotte, manco sta a sentire quello che lei sta dicendo ma preferisce pensare in che modo migliore la baldracca potrebbe utilizzare la sua bocca. Beh, se quest’ultima frase vi è sembrata un po’ forte, sappiate che essa è solo un eufemismo di un eufemismo di un eufemismo di quelle che sono le frasi originali di Welsh.
Il sergente Robertson si trova ad indagare sull’uccisione a martellate per strada di un uomo di colore, un bingo bongo, lo definisce lui, figlio dell’ambasciatore del Ghana. Essere assegnato a quell’indagine lo scoccia perché rischia di fargli saltare la vacanza di una settimana già programmata in un bordello olandese. Inoltre, quell’indagine, coinvolgendo un bingo bongo, preoccupa il Dipartimento che teme tensioni razziali e si affretta, quindi, ad attivare un ciclo obbligatorio di lezioni di tolleranza etnica per gli agenti coinvolti nel caso. Welsh ci mostra quanto ci tengano gli alti ufficiali ad avere da parte di loro stessi e degli agenti un comportamento che non possa prestarsi ad accuse di non essere politicamente corretto. Ma naturalmente l’esperto Robbo, a parte qualche manifestazione di insofferenza per il tempo perduto in queste lezioni, non ha alcuna difficoltà a rispondere alle domande degli psicologi in modo formalmente corretto, confermando così, se ce ne fosse bisogno, quanto sia facile dissimulare i sentimenti profondi degli esseri umani.
Tra le altre cose, Robertson è rappresentante sindacale, e questo gli assicura una certa protezione dai superiori, ma finge soltanto di curare gli interessi dei compagni e in realtà non fa niente perché è in corsa per una promozione e non vuole inimicarsi le alte sfere.

Robbo, perlomeno nelle prime 114 pagine del libro, non fa praticamente alcuna indagine sul caso, preferendo occupare il tempo a smaltire i postumi delle sbornie, a mangiare panini con le salsicce, a guardare film porno, a andare a puttane e a occuparsi di quelli che lui chiama i suoi “giochini”. Ovvero: rubare un soprammobile in casa di un’anziana testimone, cercare il modo di farsi, magari minacciandole o mettendole sotto pressione, due testimoni più giovani, insidiare mediante telefonate anonime la moglie di un amico (inducendo, peraltro, il compagno a sbronzarsi spesso con lui, in modo che il suo rapporto con la moglie vada a peggiorare). Infine: costringere una quindicenne, sorpresa con dell’ecstasy nella borsetta, ad avere un rapporto orale con lui, sotto minaccia di rovinarle la vita denunciando il fatto ai magistrati, ai genitori e alla scuola esclusiva che lei frequenta.

Fin qui, più o meno, questa è la trama.
Aggiungo due considerazioni tecniche.

La prima è che Welsh, contrariamente a quello che pensavo, non ha fatto quello che spesso ho osservato in altri romanzi di vario genere e di vari autori, i quali, per impressionare il lettore, partono con un inizio scioccante, per crudezza delle situazioni o del linguaggio, e poi gradualmente tornano a un tono più ordinario. Qui Welsh, a un terzo del libro, colpisce ancora implacabile con l’esposizione reiterata del turpiloquio dei pensieri di Robbo e l’assoluta mancanza di senso morale dei suoi comportamenti.
Non so se questo sia un merito o un demerito. Mi pare di aver notato in altri romanzi che di solito è il crescere del flusso dello vicenda che mette in modo naturale e, quasi, inevitabile la sordina all’autore e ai suoi iniziali effetti speciali. Una volta che la Storia è partita, infatti, essa mal sopporta gli sviamenti di attenzione che possono essere prodotti da elementi non essenziali allo scorrere della stessa. Gli autori accorti se ne avvedono e, da un certo punto in poi, si nascondono lasciando vivere la Storia.
Ne Il lercio, invece, almeno fino a un terzo del volume, l’esposizione del modo di pensare e di porsi nella vita di Robbo, con il suo scoppiettante corollario di turpiloquio e squallore, rimane centrale e la Storia non decolla.

La seconda considerazione tecnica è che Irvine Welsh è bravissimo nel descriverci Robertson e il suo modo di essere. Robbo è un essere spregevole, egoista, maschilista, sessista, che non ha alcun rispetto per gli altri, che abusa della sua posizione, che pensa che nella vita esista solo fottere gli altri o essere fottuti. Che pensa che qui vige la legge del più forte, ed è anche conscio che altri sono più forti di lui e di fronte a loro si dovrà umiliare, ma si vendicherà umiliando tutti quelli che cadranno sotto il suo potere.
E la cosa più scioccante è che Robbo non è un alieno caduto sulla terra e appartenente a un’altra razza. La cosa peggiore, che Welsh ci mostra con chiarezza, è che di Robbo ce ne sono tanti: il mondo è pieno di loro, espressi o in potenza.

Per questo, se non fosse per il linguaggio e i contenuti, ma questa è una contraddizione perché quello che conta sono il suo linguaggio e i suoi contenuti, per questo, mi viene da pensare, Il lercio andrebbe fatto leggere ai ragazzi, a scuola. Perché bisogna insegnare a tutti una verità fondamentale che io ho imparato solo dopo averci battuto contro diverse boccate nel corso della mia vita: la cosa che bisogna sapere assolutamente è che non tutti siamo uguali e che non tutti abbiamo lo stesso sistema di valori e di regole.

Esiste un meccanismo inconscio che porta a commettere errori giganteschi e a pagare danni ingentissimi: ed è quello di pensare che gli altri ragionino come noi, inquadrino le cose negli stessi schemi e reagiscano agli impulsi nel nostro stesso modo.
Ciò lo si può osservare ogni volta che si incontrino razze o culture diverse, ma vale anche nell’ambito delle persone che incrociamo ogni giorno.
Tanto per fare un esempio, un individuo sostanzialmente sincero tende a credere che anche gli altri dicano sempre la verità e difficilmente gli passerà per la mente che un altro potrebbe raccontargli balle solo per farsi bello di fronte a lui. Così facendo, è facile che la persona sincera abbia diverse disillusioni prima di imparare che è necessaria una certa dose di scetticismo nel valutare quel che gli altri dicono.
Gli stessi guai li hanno le persone corrette, quelle oneste, quelle che hanno rispetto per gli altri. Occorrono varie crudeli lezioni prima di capire che è giusto rimanere corretto, onesto e rispettare gli altri ma che bisogna essere consapevoli che queste non sono virtù comuni a tutti. Anzi, che, magari, non sono neanche virtù poi troppo comuni.
Allo stesso modo, occorre essere consci che alcuni gesti estremi, quali l’uccidere o il violentare, che talvolta ci riesce anche difficile concepire, per altri sono atti assolutamente senza rilevanza, da fare senza pensarci su nemmeno un istante, come se fossero la cosa più naturale del mondo (e magari naturali lo sono, a pensarci bene).

“L’eguaglianza è soltanto una fesseria” dice Robbo, durante il corso obbligatorio sulle Pari Opportunità “… io credo nell’ineguaglianza giustificabile. Per esempio. Tutta quella gente che mettiamo dentro. I delinquenti. I pedofili. Non sono mica uguali a me. Neanche per idea.”
E, in realtà, il sergente ha ragione, anche se non gli passa neppure per la mente che per me lui è peggiore dei delinquenti che mette dentro. Perché loro sanno di star facendo del male, mentre Robertson invece continua a ripetersi tra sé e sé che “le regole son queste” e a comportarsi in maniera allucinante.
Segue le sue regole, Robbo, che non sono le mie.

Il problema del libro di Welsh è che questa verità io l’ho perfettamente presente. So benissimo che esistono uomini spregevoli come Robbo.
E quindi Robbo l’ho capito chi è, lo conosco da anni, lo vedo tutti i giorni in televisione, e dopo che l’ho ormai inquadrato mi annoia un po’ continuare a sentirmelo spiegare e ripetere.
Ti ringrazio, Welsh, per avermi ricordato questa verità, ma la Storia non decolla e, visto che non è propriamente piacevole stare in compagnia di questo Robbo, mi sto chiedendo se valga la pena di continuare a leggere altre 260 pagine di questo squallore.

Ma, forse, il vero motivo per cui mi sono fermato è diverso, molto più personale.
Io, sei o sette anni fa, ho interrotto un altro libro alla fine del primo capitolo: era Bastogne di Enrico Brizzi. Di cosa parli quel romanzo, non lo so; so solo che nelle prime pagine due cugini un po’ sbandati violentano e spaccano la testa a una ragazzina di buona famiglia che li aveva invitati a casa per provare il brivido di frequentare persone un po’ alternative. Lo lessi al mare, seduto ai bordi di una piscina, mentre guardavo mia figlia di sei anni che faceva una lezione di nuoto. E mi venne da pensare che quella ragazza, che piagnucolava mentre il sangue le colava dal naso spezzato, un povero essere devastato e rovinato a cui stanno per fracassare la testa, sarebbe potuta benissimo essere mia figlia e che io, anche se avessi passato tutto il mio tempo a insegnarle a guardarsi dal male, non avrei mai potuto essere certo di salvarla, perché il male può spuntare inaspettato, in ogni momento, e in ogni persona. E allora, ai bordi di quella piscina, mi prese una nausea fortissima e chiusi quel libro e non l’ho riaperto mai più.

Forse il vero motivo per cui ho interrotto la lettura de Il lercio non è perché non vedo decollare la storia o perché credo di aver già capito cosa Welsh mi vuol dire, ma è che io non sopporto chi fa male ai più deboli e agli indifesi, ai bambini, chi violenta le donne, e chi ammazza senza motivo. E quando leggo un romanzo in cui l’io narrante è uno sbandato che violenta e massacra una ragazzina o è Robbo che costringe una quindicenne a uno squallido rapporto orale, penso a mia figlia, e chiudo il libro
.

* * *

ADDENDUM DEL 29 APRILE 2008

I commenti ricevuti su Splinder a questo post li trovate, come sempre, in coda allo stesso.

I commenti che ho ricevuto su aNobii sono riportati in questo post e in quest'altro.

Le conclusioni a cui sono giunto una volta terminata la lettura del romanzo sono in questo post.

postato da: scriverecala alle ore 08:51 | link | commenti (45)
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martedì, 19 febbraio 2008

E se la Serata Ucronica non ci fosse stata?

Cosa sarebbe successo se…? si chiede il narratore ucronico.
 
E dunque lo faccio anche io.
 
Cosa sarebbe successo se a un certo punto, per pigrizia, per mancanza di iniziativa, per carenza di entusiasmo, avessimo deciso di lasciar perdere tutto e di non organizzare la Serata Ucronica di sabato scorso?
 
Certamente il corso della Storia dell’Umanità sarebbe cambiato.
 
Infatti, quel ragazzino che era seduto in terza fila non avrebbe ascoltato il Prof. Marucelli che raccontava degli sforzi di alcuni scienziati che stanno cercando di effettuare un viaggio nel tempo, inviando indietro di qualche frazione di secondo un neutrone.
 
E quel ragazzino, che io non so chi sia, non si sarebbe appassionato all’idea e non avrebbe deciso di studiare Fisica.
 
E dunque non si sarebbe laureato col massimo dei voti, e poi trasferito in Svizzera e non avrebbe messo a punto la prima macchina per i viaggi nel tempo effettivamente funzionante.
 
E, soprattutto, non me lo sarei visto entrare nel mio studio oggi, tre giorni dopo la presentazione,  ormai adulto e con qualche capello bianco, per ringraziarmi di averlo fatto divertire col mio racconto Caput Mundi in quella Serata Ucronica che aveva forgiato il suo destino e la Storia del mondo.
 
Perlomeno questo è quello che mi sta raccontando il distinto signore che in questo momento siede dall’altra parte della mia scrivania.
 
Rammentiamo insieme quella Serata del 16 febbraio 2008, per lui ormai remota, mentre per me ancora vividissima nella memoria.
 
Ricordiamo la chiara e bella introduzione di Carlo Menzinger,
l’ampio intervento del Prof Marucelli che ha coperto sia gli aspetti letterari delle Ucronie, sia quelli scientifici sui multiuniversi e i viaggi nel tempo,
le parole dell’editore Antonello Cassan di Liberodiscrivere,
il mio intervento che, essendo io persona poco seria, tentava di essere brillante,
la divertente Kassata di Angela Rosati,
lo sfortunato Dante di Alberto Pestelli,
il Garibaldi creatore della bandiera della Magica Roma immaginato da Martino Pasquale.
C’erano poi altre due autrici, Gianna Campanella e Vera Bianchini.
E un folto pubblico che ringrazio (novanta persone circa secondo Carlo Menzinger, quattro secondo la Questura).
 
Al termine della presentazione c’è stato un rinfresco. Poi, quello che allora era un ragazzino se n’è tornato a casa, mentre gli autori, i loro familiari e taluni amici se ne sono andati a formare un tavolo da trenta persone in pizzeria (e lì l’affluenza è certificata dal numero di coperti indicato nella ricevuta fiscale).
 
Ora saluto il mio visitatore.
Quando sta già scendendo le scale mi viene in mente che lui conosce la storia dei prossimi trent’anni. Ho solo pochi istanti prima che scompaia. Gli faccio, quindi, la  domanda più importante.
 
- Quando vincerà la Fiorentina il terzo scudetto?
 
Lui mi sorride e non risponde.
 
Non so se gli è vietato di fornire informazioni sul futuro o se debbo seriamente preoccuparmi.
 
.
 
Per info più complete sulle UCRONIE vedi qui.
.
Per maggiori dettagli sulla serata vedi il post di Carlo Menzinger.
.
postato da: scriverecala alle ore 14:21 | link | commenti (1)
categorie: scrivere, miei scritti, ucronie, è anche sul mio sito
giovedì, 31 gennaio 2008

Corto si può fare

Sul blog di Barbara Garlaschelli è stata lanciata una sorta di iniziativa-concorso: inviare un racconto non superiore a 1.800 caratteri (spazi inclusi) "riguardante un episodio della vostra vita che ritenete significativo quindi deve essere un racconto autobiografico o di fantasia ma comunque in prima persona".

Lavorando di cesello e limando carattere per carattere sono riuscito a far rientrare sotto il 1.800 caratteri il mio racconto "Una sera".

Non so se sarà prossimamente selezionato ed inserito nel blog di Barbara Garlaschelli, ma, per evitarvi la fatica di andare ogni tanto a controllare se è stato pubblicato o meno, provvedo a pubblicarlo qui di seguito, così ci togliamo il pensiero.

UNA SERA

Quella sera l'uomo era stanco. Non nel fisico, o almeno, non solo in quello. Era tutta la rete della sua vita che lo affaticava. L'uomo aveva pensato quella sera. Ogni tanto capita, e non è facile, allora.
Entrò nella stanza semibuia con il biberon. Si sedette sul letto della bambina e le dette il latte. Poi, mentre lei beveva, iniziò come tutte le sere a raccontarle una storia. Era un'altra avventura di Dot, la formichina. La bambina con una mano sorreggeva il biberon e nell'altra stringeva forte il pupazzetto che rappresentava quel piccolo insetto. Ascoltava attenta il padre. Lui era stanco e sentiva un peso forte al cuore. Pensò che l'unica cosa che poteva fare, l'unica sua speranza, era chinarsi sulla bimba e, lentamente, baciarla. Poi le sussurrò nell'orecchio:
"C'era una volta una formichina che si chiamava Dot. Il padre di Dot non la baciava mai anche se le voleva molto bene. Non lo faceva, perché i grandi talvolta si vergognano di baciare i propri figli, ma l'amava tanto. Tutte le notti, quando Dot dormiva, il padre entrava nella sua stanza, si chinava sul letto e la baciava tante volte. Ma Dot dormiva e non si accorgeva di niente. Una notte, però, Dot era sveglia quando sentì qualcuno entrare nella camera. Rimase ferma nel letto, facendo finta di dormire. L'ombra si chinò su di lei e la baciò tre volte. Dot riconobbe suo padre e sorrise nel buio perché in quell'istante seppe che egli la amava. Anche dopo che il babbo se ne fu andato Dot continuò a sorridere. E tutte le notti andò a letto contenta perché sapeva che lui sarebbe venuto per baciarla. E fu così per tutta la vita … Fine delle storia…"
Ci fu un attimo di silenzio, poi l'uomo baciò la bimba.
Lei capì quella lacrima del padre, che le colò sul viso, solo molti anni dopo.

postato da: scriverecala alle ore 19:32 | link | commenti (3)
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