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Mi piace scrivere. Prima l'ho fatto solo per me, poi ho creato www.calamandrei.it, quindi ho pubblicato il romanzo: L'UNICO PECCATO - Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Ora vado avanti, con vari racconti e un sequel. ..................e-mail= scrivere[chiocciola]calamandrei.it

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mercoledì, 16 aprile 2008

IL LERCIO di Irvine Welsh, ovvero: ancora la banalità del male

Arrivato a pagina 114, a circa un terzo del libro, ho interrotto la lettura de Il lercio di Irvine Welsh.
Sono indeciso se riprenderla o meno.
Mi farebbe piacere sapere cosa mi consigliate di fare.

Immagine di Il lercio

Irvine Welsh è l’autore di Trainspotting, Ecstasy, Tolleranza zero, Colla e Porno.
Il protagonista de Il lercio è il sergente della polizia di Edimburgo Bruce “Robbo” Robertson. Robbo è un quarantenne assolutamente privo di ogni scrupolo, senso morale e rispetto per gli altri. Mangia schifezze, beve birra sbronzandosi di frequente, prende droghe, è affetto da un eczema ai genitali e i suoi pensieri sono un continuo turpiloquio. Il che potrebbe non essere un problema, ma lo diventa se si considera che l’io narrante in prima persona è proprio Robbo. Il sergente, tanto per fare un esempio, ogni volta che ha un colloquio con una donna, in particolar modo con le sue colleghe poliziotte, manco sta a sentire quello che lei sta dicendo ma preferisce pensare in che modo migliore la baldracca potrebbe utilizzare la sua bocca. Beh, se quest’ultima frase vi è sembrata un po’ forte, sappiate che essa è solo un eufemismo di un eufemismo di un eufemismo di quelle che sono le frasi originali di Welsh.
Il sergente Robertson si trova ad indagare sull’uccisione a martellate per strada di un uomo di colore, un bingo bongo, lo definisce lui, figlio dell’ambasciatore del Ghana. Essere assegnato a quell’indagine lo scoccia perché rischia di fargli saltare la vacanza di una settimana già programmata in un bordello olandese. Inoltre, quell’indagine, coinvolgendo un bingo bongo, preoccupa il Dipartimento che teme tensioni razziali e si affretta, quindi, ad attivare un ciclo obbligatorio di lezioni di tolleranza etnica per gli agenti coinvolti nel caso. Welsh ci mostra quanto ci tengano gli alti ufficiali ad avere da parte di loro stessi e degli agenti un comportamento che non possa prestarsi ad accuse di non essere politicamente corretto. Ma naturalmente l’esperto Robbo, a parte qualche manifestazione di insofferenza per il tempo perduto in queste lezioni, non ha alcuna difficoltà a rispondere alle domande degli psicologi in modo formalmente corretto, confermando così, se ce ne fosse bisogno, quanto sia facile dissimulare i sentimenti profondi degli esseri umani.
Tra le altre cose, Robertson è rappresentante sindacale, e questo gli assicura una certa protezione dai superiori, ma finge soltanto di curare gli interessi dei compagni e in realtà non fa niente perché è in corsa per una promozione e non vuole inimicarsi le alte sfere.

Robbo, perlomeno nelle prime 114 pagine del libro, non fa praticamente alcuna indagine sul caso, preferendo occupare il tempo a smaltire i postumi delle sbornie, a mangiare panini con le salsicce, a guardare film porno, a andare a puttane e a occuparsi di quelli che lui chiama i suoi “giochini”. Ovvero: rubare un soprammobile in casa di un’anziana testimone, cercare il modo di farsi, magari minacciandole o mettendole sotto pressione, due testimoni più giovani, insidiare mediante telefonate anonime la moglie di un amico (inducendo, peraltro, il compagno a sbronzarsi spesso con lui, in modo che il suo rapporto con la moglie vada a peggiorare). Infine: costringere una quindicenne, sorpresa con dell’ecstasy nella borsetta, ad avere un rapporto orale con lui, sotto minaccia di rovinarle la vita denunciando il fatto ai magistrati, ai genitori e alla scuola esclusiva che lei frequenta.

Fin qui, più o meno, questa è la trama.
Aggiungo due considerazioni tecniche.

La prima è che Welsh, contrariamente a quello che pensavo, non ha fatto quello che spesso ho osservato in altri romanzi di vario genere e di vari autori, i quali, per impressionare il lettore, partono con un inizio scioccante, per crudezza delle situazioni o del linguaggio, e poi gradualmente tornano a un tono più ordinario. Qui Welsh, a un terzo del libro, colpisce ancora implacabile con l’esposizione reiterata del turpiloquio dei pensieri di Robbo e l’assoluta mancanza di senso morale dei suoi comportamenti.
Non so se questo sia un merito o un demerito. Mi pare di aver notato in altri romanzi che di solito è il crescere del flusso dello vicenda che mette in modo naturale e, quasi, inevitabile la sordina all’autore e ai suoi iniziali effetti speciali. Una volta che la Storia è partita, infatti, essa mal sopporta gli sviamenti di attenzione che possono essere prodotti da elementi non essenziali allo scorrere della stessa. Gli autori accorti se ne avvedono e, da un certo punto in poi, si nascondono lasciando vivere la Storia.
Ne Il lercio, invece, almeno fino a un terzo del volume, l’esposizione del modo di pensare e di porsi nella vita di Robbo, con il suo scoppiettante corollario di turpiloquio e squallore, rimane centrale e la Storia non decolla.

La seconda considerazione tecnica è che Irvine Welsh è bravissimo nel descriverci Robertson e il suo modo di essere. Robbo è un essere spregevole, egoista, maschilista, sessista, che non ha alcun rispetto per gli altri, che abusa della sua posizione, che pensa che nella vita esista solo fottere gli altri o essere fottuti. Che pensa che qui vige la legge del più forte, ed è anche conscio che altri sono più forti di lui e di fronte a loro si dovrà umiliare, ma si vendicherà umiliando tutti quelli che cadranno sotto il suo potere.
E la cosa più scioccante è che Robbo non è un alieno caduto sulla terra e appartenente a un’altra razza. La cosa peggiore, che Welsh ci mostra con chiarezza, è che di Robbo ce ne sono tanti: il mondo è pieno di loro, espressi o in potenza.

Per questo, se non fosse per il linguaggio e i contenuti, ma questa è una contraddizione perché quello che conta sono il suo linguaggio e i suoi contenuti, per questo, mi viene da pensare, Il lercio andrebbe fatto leggere ai ragazzi, a scuola. Perché bisogna insegnare a tutti una verità fondamentale che io ho imparato solo dopo averci battuto contro diverse boccate nel corso della mia vita: la cosa che bisogna sapere assolutamente è che non tutti siamo uguali e che non tutti abbiamo lo stesso sistema di valori e di regole.

Esiste un meccanismo inconscio che porta a commettere errori giganteschi e a pagare danni ingentissimi: ed è quello di pensare che gli altri ragionino come noi, inquadrino le cose negli stessi schemi e reagiscano agli impulsi nel nostro stesso modo.
Ciò lo si può osservare ogni volta che si incontrino razze o culture diverse, ma vale anche nell’ambito delle persone che incrociamo ogni giorno.
Tanto per fare un esempio, un individuo sostanzialmente sincero tende a credere che anche gli altri dicano sempre la verità e difficilmente gli passerà per la mente che un altro potrebbe raccontargli balle solo per farsi bello di fronte a lui. Così facendo, è facile che la persona sincera abbia diverse disillusioni prima di imparare che è necessaria una certa dose di scetticismo nel valutare quel che gli altri dicono.
Gli stessi guai li hanno le persone corrette, quelle oneste, quelle che hanno rispetto per gli altri. Occorrono varie crudeli lezioni prima di capire che è giusto rimanere corretto, onesto e rispettare gli altri ma che bisogna essere consapevoli che queste non sono virtù comuni a tutti. Anzi, che, magari, non sono neanche virtù poi troppo comuni.
Allo stesso modo, occorre essere consci che alcuni gesti estremi, quali l’uccidere o il violentare, che talvolta ci riesce anche difficile concepire, per altri sono atti assolutamente senza rilevanza, da fare senza pensarci su nemmeno un istante, come se fossero la cosa più naturale del mondo (e magari naturali lo sono, a pensarci bene).

“L’eguaglianza è soltanto una fesseria” dice Robbo, durante il corso obbligatorio sulle Pari Opportunità “… io credo nell’ineguaglianza giustificabile. Per esempio. Tutta quella gente che mettiamo dentro. I delinquenti. I pedofili. Non sono mica uguali a me. Neanche per idea.”
E, in realtà, il sergente ha ragione, anche se non gli passa neppure per la mente che per me lui è peggiore dei delinquenti che mette dentro. Perché loro sanno di star facendo del male, mentre Robertson invece continua a ripetersi tra sé e sé che “le regole son queste” e a comportarsi in maniera allucinante.
Segue le sue regole, Robbo, che non sono le mie.

Il problema del libro di Welsh è che questa verità io l’ho perfettamente presente. So benissimo che esistono uomini spregevoli come Robbo.
E quindi Robbo l’ho capito chi è, lo conosco da anni, lo vedo tutti i giorni in televisione, e dopo che l’ho ormai inquadrato mi annoia un po’ continuare a sentirmelo spiegare e ripetere.
Ti ringrazio, Welsh, per avermi ricordato questa verità, ma la Storia non decolla e, visto che non è propriamente piacevole stare in compagnia di questo Robbo, mi sto chiedendo se valga la pena di continuare a leggere altre 260 pagine di questo squallore.

Ma, forse, il vero motivo per cui mi sono fermato è diverso, molto più personale.
Io, sei o sette anni fa, ho interrotto un altro libro alla fine del primo capitolo: era Bastogne di Enrico Brizzi. Di cosa parli quel romanzo, non lo so; so solo che nelle prime pagine due cugini un po’ sbandati violentano e spaccano la testa a una ragazzina di buona famiglia che li aveva invitati a casa per provare il brivido di frequentare persone un po’ alternative. Lo lessi al mare, seduto ai bordi di una piscina, mentre guardavo mia figlia di sei anni che faceva una lezione di nuoto. E mi venne da pensare che quella ragazza, che piagnucolava mentre il sangue le colava dal naso spezzato, un povero essere devastato e rovinato a cui stanno per fracassare la testa, sarebbe potuta benissimo essere mia figlia e che io, anche se avessi passato tutto il mio tempo a insegnarle a guardarsi dal male, non avrei mai potuto essere certo di salvarla, perché il male può spuntare inaspettato, in ogni momento, e in ogni persona. E allora, ai bordi di quella piscina, mi prese una nausea fortissima e chiusi quel libro e non l’ho riaperto mai più.

Forse il vero motivo per cui ho interrotto la lettura de Il lercio non è perché non vedo decollare la storia o perché credo di aver già capito cosa Welsh mi vuol dire, ma è che io non sopporto chi fa male ai più deboli e agli indifesi, ai bambini, chi violenta le donne, e chi ammazza senza motivo. E quando leggo un romanzo in cui l’io narrante è uno sbandato che violenta e massacra una ragazzina o è Robbo che costringe una quindicenne a uno squallido rapporto orale, penso a mia figlia, e chiudo il libro
.

* * *

ADDENDUM DEL 29 APRILE 2008

I commenti ricevuti su Splinder a questo post li trovate, come sempre, in coda allo stesso.

I commenti che ho ricevuto su aNobii sono riportati in questo post e in quest'altro.

Le conclusioni a cui sono giunto una volta terminata la lettura del romanzo sono in questo post.

postato da: scriverecala alle ore 08:51 | link | commenti (45)
categorie: libri, ho letto, è anche sul mio sito, il lercio

Commenti
#1   16 Aprile 2008 - 12:15
 
Sergio, ritengo che il tuo commento sia fin troppo approfondito. Cerco di spiegarmi: la sensazione che ebbi io quando, alcuni anni fa, lessi il romanzo fu che il target fosse quello dei giovanissimi e che l'uso reiterato, volutamente morboso, dell'elemento "violenza" fosse il veicolo più immediato e comodo per coinvolgerli. La mia impressione in sostanza fu che il fine del romanzo fosse semplicemente la ricerca di uno stile linguistico "personale" e "nuovo" (cosa che accomuna ogni scrittore al precedente ed al successivo) e che la violenza fine a se stessa, che comunque spiazza il lettore, fosse banalmente strumentale a tale scopo. Per questo ritengo che un giudizio vero sia possibile solo da chi abbia letto il romanzo in lingua originale e possa chiarire l'effettiva efficacia dello stile. Questa fu la mia impressione e per questo, avendolo io letto in italiano, consiglierei banalmente di passare ad altro e per approfondire il tema da te proposto indicare ai giovani lettori ben altri testi (lo straniero? viaggio al termine della notte? l'elenco potrebbe essere piuttosto lungo, ognuno di noi ne potrebbe indicare a decine e non sbaglierebbe)

Saluti

Paolo Cipriani
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente darcy66

#2   16 Aprile 2008 - 13:52
 
Non avendo letto il libro non è facile esprimersi in merito.
(tranne dicendo la cosa più banale: se non ti piace mollalo, è un tuo diritto sacrosanto di lettore)
Però ho visto "Trainspotting", il film, e l'ho trovato inutile. Divertenti alcune trovate "allucinatorie", d'accordo, ma inutile. Non c'è crescita dei personaggi, non c'è storia. Lo scopo, evidente e dichiarato è quello di turbare lo spettatore. D'accordo, dopo dieci minuti sono turbata, dopo quindici disgustata, dopo venti annoiata.
Non so se è il caso del libro che stai leggendo tu.
In generale credo che la violenza è una cosa con cui tutti dobbiamo venire a patti, negarla non serve, ma non serve nemmeno crogiolarcisi dentro. Come il sesso nei libri o nei film può essere necessaria come "furba" per vendere di più, per allettare chi morbosamente se ne nutre.

sabrina
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#3   16 Aprile 2008 - 13:53
 
E però, ti segnalo questa recensione:

http://www.mescalina.it/libri/recensioni-libri.php?id=91#

(per dirti che forse se resisti fino al finale, dico forse, potrebbe anche valerne la pena)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente biancabalena

#4   16 Aprile 2008 - 14:02
 
caro Sergio,la violenza oggi fa parte
della nostra vita,quella "reale"di tutti
i giorni,e anche il linguaggio corrente fatalmente si adegua.
Nel cinema,nella scrittura televisiva,
nei romanzi si ritiene ovviamente che non se ne può fare a meno, vedi
i fratelli Coen,la Nuova Squadra in Tv,tanti libri non importa a quale genere appartengono. Troncare una scrittura o una visione a metà forse non è il metodo giusto,occorre sempre più fare delle scelte,basarsi su queste e propagandare noi stessi
quelle di qualità.Quindi il mio suggeri-
mento è sì di segnalare quello che non va,ma ancor di più contribuire a questa iniziativa portando ognuno il
proprio...mattone di qualità.
Giuseppe Previti
utente anonimo

#5   16 Aprile 2008 - 16:23
 
Caro Sergio,
sei sempre molto saggio nelle tue analisi. Il libro non l'ho letto. Cerco di non aver preclusioni verso nessun genere di letteraturatura e verso nessun tipo di scrittura. Credo che anche i libri peggiori possano insegnarci qualcosa. Se leggi per imparare a scrivere, puoi imparare dagli altri anche "cosa non fare". Questo può essere un esempio. Se, però, leggi per (o "anche per") il piacere di leggere, allora perché perder tempo con qualcosa che ti disturba? E' giusto provare cibi nuovi, ma se dopo un paio di bocconi, il piatto ci fa schifo, dobbiamo andare avanti? Se un film ci spaventa o disgusta dobbiamo continuare a guardarlo? Se un quadro ci pare orrendo dobbiamo restare ad osservarlo? La risposta ovvia parrebbe: no. Ma è così? Per il cibo non avrei dubbi. Il corpo ha esigenze precise. Per il cibo dell'anima, l'arte, forse la risposta è un'altra. A volte, a forza di studiare un libro, un quadro o un film, ne capiamo i meccanismi, i segreti, i messaggi e, improvvisamente, qualcosa che ci pareva brutto c'appare interessante o, magari, fantastico. Ma la violenza può produrre arte? E' arte lasciar morire un cane legato ad una corda in una sala di museo, come è avvenuto di recente? Non credo che dalla violenza possa nascere molta arte. Se nasce è solo perché viene "trascesa", superata. I film di Tarantino sono violenti ma mi piaciono. Hanno umorismo e creatività. Superano la violenza che esprimono. Non saprei dire di questo libro, ma, fidandomi del tuo giudizio, credo che difficilmente lo leggerò e credo che difficilmente meriti esser letto.

Sollevi però anche un altro tema importante: i giovani devono conoscere la violenza? Vivivamo in un mondo violento. Quando è giusto che un giovane si renda conto di come è fatto il mondo?
E' vero che ci sono persone violente ma non mi pare che la violenza pervada così la nostra vita. Far credere ai ragazzi che la violenza sia così presente, forse porta loro stessi a diventare violenti per difendersi.
Libri come questo credo richiedano una certa maturità nel lettore, in modo che sia consapevole della relatività del mondo descritto. Noi non parliamo così. Non viviamo così. La maggior parte della gente è diversa da così.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Menzinger

#6   16 Aprile 2008 - 21:06
 
Io ho visto il film Trainspotting e se ti devo dir la verità non mi ricordo nemmeno più di cosa trattava. Ergo, presuppongo che non mi abbia dato alcuna emozione o lasciato alcuna impressione. Penso che scegliere un libro magari per regalarlo implichi una tale conoscenza di sè e dell'altra persona che difficilmente mi azzardo a regalarli. Voglio dire che è difficile stabilire se è il caso o no di far leggere a un ragazzo questo tipo di libro. E' vero che i giovani in generale amano le emozioni forti. Sia che derivino dalla violenza che dalla trasgressione. Magari poi sono persone traquillissime. Se in questo caso la lettura avesse una funzione catartica o servisse a esorcizzare le loro paure, allora si potrebbe acconsentire a farglielo leggere. Per quel che mi riguarda non mi piacciono letture in cui si trascende con il linguaggio che può essere duro senza essere volgare o che degeneri in turpiloquio. Un libro che mi ha emozionato, pur nella sua cruda verità, è stato Sleepers di Carcaterra. Le cose si possono dire ma bisogna saperle dire. Perciò Sergio ti consiglio di non continuare nella lettura se questo libro ti disturba tanto. Ti saluto caramente zingara53
utente anonimo

#7   17 Aprile 2008 - 06:07
 
Caro Sergio,
faccio una premessa. Io credo fermamente che il lettore abbia il sacrosanto diritto di interrompere qualunque lettura in qualunque punto del testo di qualsiasi libro. Per quanto mi riguarda la discriminante è solo nella qualità della scrittura e nella capacità dello scrittore di catturare la mia attenzione. Ecco che mi è capitato di interrompere la lettura di “fior†di scrittori che mi sono sembrati senza “appeal†e del tutto privi di questa capacità. Naturalmente il giudizio poi è solo ed esclusivamente personale, tanto che, in pubblico, (nemmeno in un blog) mi sognerei mai di fare nomi. Ci sono scrittori noiosissimi (per me) che continuano a stare tranquillamente in testa alle classifiche di vendita… Hanno sicuramente ragione loro e io sbaglio, ma intanto mi permetto di non leggerli e di non consigliarli. Poi si godano pure il loro successo. Per quanto riguarda il tema che tu poni in evidenza. Non so con esattezza cosa dirti… Se il libro è scritto bene e se la trama riesce ad essere interessante, non tanto nei contenuti espliciti, ma nell’intreccio, nel modo di catturare l’attenzione, io vado avanti nella lettura. Se la violenza esplicita è un espediente di bassa lega per mascherare l’assenza di idee, lascio perdere. Non ne faccio una questione etica e morale. Mi è capitato l’estate scorsa di rileggere “La ciociara†e ti assicuro che certi capitoli anche lì non scherzano…
Roberto Santini
utente anonimo

#8   17 Aprile 2008 - 07:58
 
Caro Sergio,
ho sempre considerato la lettura come un piacere, quindi se non è buona, o meglio se "per me" non è buona, che piacere è? Scusa la digressione pseudopubblicitaria, ma vorrei soltanto dire che, bene o male per sapere come sta andando il mondo, siamo costretti ad informarci leggendo giornali, guardando i vari TG e tutti questi media quotidianamente ci vomitano addosso violenze, turpiloqui verbali, scene di guerra, morti, quindi molto semplicemente credo che almeno nelle letture che scegliamo di nostra iniziativa possiamo fare tranquillamente a meno di tali argomentazioni se ci disgustano o se ci fanno stare male.
Un saluto
Elleo
utente anonimo

#9   17 Aprile 2008 - 13:40
 
Non posso che condividere pienamente il tuo disgusto per la violenza.
Oggi la violenza è talmente intorno a noi che la perdiamo quasi di vista, ci siamo immersi in una sorta di mondi che si lambiscono e, aimè, qualche volta si incrociano.
La si può incrociare anche su un libro e se la sensazione è tanto forte da nauseare,possiamo certo chiudere a pagina 114.
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#10   17 Aprile 2008 - 15:48
 
Caro Sergio,

mi hai fatto venire voglia di comprarlo, questo romanzo... ;-) Beh, a parte le celie, non è letteratura adatta a me, non se il compiacimento dell'autore, nell'usare la violenza come elemento narrativo, è come dici. Intendiamoci, si tratta sempre - anche se il libro non l'ho letto - di violenza fittizia, estetizzante, provocatoria: tutt'altra cosa da quella vera, che possiamo leggere solo negli articoli di giornale, anche i peggiori, e nei saggi storici o comunque documentari. "Il lercio" è narrativa, quindi la sua violenza, per quanto estrema, è simile a quella di Tarantino: è una *rappresentazione*, è - appunto - *letteratura*, buona o cattiva non importa.
Per quanto riguarda il fermarsi a metà, ti hanno già risposto come ti avrei scritto io: è la sacrosanta libertà del lettore, e il terrore dello scrittore ;-)
A presto!

Leonardo
utente anonimo

#11   17 Aprile 2008 - 16:57
 
credo che il problema non sia tanto la violenza, ma il suo essere "fine a se stessa", pura cifra stilistica, senza altra funzione se non quella di far vendere qualche copia in più.. e personalmente mi pare che welsh, dopo un paio di bei libri, si sia "appiattito" sugli ingredienti che lo hanno portato al successo (sangue, sesso, sbronze, droga ambienti degradati..)
diverso il discorso per bastogne, secondo me è un'opera molto valida, e l'unica che brizzi abbia scritto in quel modo!
un saluto a tutti
rob
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#12   17 Aprile 2008 - 18:11
 
ciao!
passo per caso; probabilmente il caso non esiste; finiscilo, Il lercio, assolutamente; c'è un motivo, che non posso dirti; nemmeno accennarti, perché i libri vanno letti senza saperne niente.
ma - davvero - finiscilo.
enrico
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#13   17 Aprile 2008 - 18:13
 
caro sergio devo dire che la prima reazione è stata quella di leggere il libro, mi era sembrato talmente esagerato che diventava comico, non so se hai mai visto shameless su channell 4,ma poi ho continuato la lettura ed allora ho pensato che è del poeta il fin la meraviglia, poi c'è marziale de sade, ovvia non è robbo il primo e non sarà certamente l'ultimo.
Oggi tutto è accessibile e, siamo solo noi a discriminare e, lo dobbiamo fare, e tanto tanto se no non abbiamo il tempo per digerire la valanga di informazioni che riceviamo e, se non riusciamo a sedimentare come facciamo a costruirci delle idee, delle opinioni, come facciamo a costruire una qualche sorta di saggezza personale?

Francesco andrenelli
utente anonimo

#14   17 Aprile 2008 - 19:49
 
Sergio, scusa se intervengo di nuovo ma avendo trovato interessanti tutti i piccoli interventi che precedono chiederei a chiunque legga queste poche righe di segnalarmi il miglior titolo di narrativa che ha letto diciamo nell'ultimo mese (a prescindere dal fatto che sia un classico oppure una novità). Le mie finanze sono, come dire, piuttosto "precise" e per me diventa sempre più difficile cercare di rendere l'acquisto di un libro veramente "produttivo".
Quindi, scusandomi per il completo fuori tema (probabilmente la sede per una simile richiesta dovrebbe essere altra) ma sapendo di rivolgermi ad altri lettori assidui ringrazio e resto in attesa.

Paolo Cipriani
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#15   17 Aprile 2008 - 23:17
 
Ciao, io penso che questo libro vada letto fino in fondo, senza lanciarsi in interpretazioni di critica anche troppo letteraria . E' una storia, di un uomo piccolo, che cerca di vedersi grande e non ha nè vergogna nè limite. Leggi fino alla fine, senza aspettarti qualcosa o giudicare, e ingoia quel che ti viene proposto.
Dopo, se ti avrà lasciato qualcosa di "lercio" dentro, sentirai di aver vissuto questo libro. Altrimenti, non era libro che faceva per te. Scusami se sono concisa e sintetica, al contrario della maggior parte dei commenti prima di me. Ma questo libro è anch'esso essenziale.
A presto e... buona lettura!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente serialmama

#16   18 Aprile 2008 - 03:34
 
Ciao,sono sylavian,mi hai chiesto un commento su anobii...cmq ti sei sbagliato perche il lercio non è nella mia libreria.Detto questo conosco bene la poetica di Welsh e ti assicuro che non è violenza gratuita quella che compare nei suoi romanzi.Welsh la usa come esca per sondare il disagio,le piccole insicurezze di tutti.Qualche volta questa esca è la droga,qualche volta una violenza immorale...ma cmq è attraverso questo che riesce a comprendere appieno i suoi personaggi.Alla fine questi risultano pieni di umanità.Almeno per me.Ripeto non ho letto Il lercio ma cmq credo che tu sagli quando dici che hai già capito cosa vuole dirti l'autore,o almeno a me sei sembrato fuoristrada.Quindi ti consiglio di continuare.Poi ovviamente se ti dà fastidio leggere un romanzo pieno di turpiloqui e azioni immorali,allora non è il tuo romanzo e pazienza.Una parola anche per Bastogne...ecco lì davvero la violenza sembra ingiustificata e fine a se stessa..all'apparenza.Ma se si scava piua fondo non è cosi.Cmq ha degli spunti davvero geniali, e secondo me è un romanzo che merita.Ciao e buona lettura
utente anonimo

#17   18 Aprile 2008 - 04:16
 
E' difficile rispondere argomentando alla tua domanda su Anobii senza lasciarsi andare a spoiler per cui mi odieresti. Quindi mi limito a consigliarti di arrivare in fondo, perchè Il lercio non è solo violenza e Robbo non è solo la figura bidimensionale che traspare dalla prima parte del libro. Tu scrivi "E quindi Robbo l’ho capito chi è, lo conosco da anni", e io ti dico di no. Ma non posso davvero dire di più.
Abbi fiducia e leggi ^^

Zaf
utente anonimo

#18   18 Aprile 2008 - 09:51
 
Io ti consiglio vivamente di finirlo, secondo me questo è il capolavoro di Welsh, c'è tutto: il male e il bene, la perdizione e la redenzione quando forse è tardi, un finale inaspettato
utente anonimo

#19   18 Aprile 2008 - 10:02
 
Mi associo al consiglio di Enrico...finiscilo! Io stesso ho avuto più volte la tentazione di lasciarlo, ed è vero che per 3/4 è uno show a base di sesso deviato, violenza e turpiloquio ai massimi livelli. Ma c'ha il suo perché. Il "colpo" arriva solo alla fine. Positivo o negativo che sia, è senz'altro "emozionante", in senso stretto. Una mia amica è arrivata alle pagine finali con le lacrime agli occhi. Questo per dire che è un colpo allo stomaco...ma non per il turpiloquio o le scene orribili. E' un libro che colpisce forte, e quando e dove meno te l'aspetti. Con queste premesse, il finale è già mezzo rovinato...ma sempre meglio di rischiare che lo lasci a metà. Ho letto anche altri di Welsh...e per la maggior parte è la solita storia di "ragazzi difficili". Questo forse è il suo unico testo degno di nota, quindi inutile fare raffronti con altri lavori di Welsh. Insomma...leggi,leggi,leggi! Non ti darà emozioni "positive"...ma le darà senz'altro...e non per le scene crude di cui è permeato quasi tutto il libro.
utente anonimo

#20   18 Aprile 2008 - 10:03
 
P.s. Ho dimenticato di firmarmi...

Oblomov, il pigro
utente anonimo

#21   18 Aprile 2008 - 10:15
 
Personalmente, provo profondo disgusto per la violenza, nella vita reale.

In letteratura, ho letto e apprezzato opere violentissime e senza speranza di riscatto, come American Psycho di B. E. Ellis o appunto Il lercio di I. Welsh.
Bastogne lo lessi anni fa, e non mi piacque non per lo sbandieramento di efferratezze, ma perché lo reputo una scopiazzatura di Arancia Meccanica (mentre ho molto amato il romanzo di Burgess).

Ho sopportato a fatica, invece, un libro come Frantumi di B. Wilkomirski, sebbene lo consigli a tutti. In quel caso, infatti, la violenza era quella vera, nei ricordi di un bambino sopravvissuto ad un lager nazista. La crudeltà non era artificio letterario, ma opera dell'uomo.

Se la lettura di questo libro ti turba in maniera insopportabile, credo non sia il caso di continuarla.
Effettivamente, c'è molto altro da leggere :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente elistardust

#22   18 Aprile 2008 - 10:24
 
Sono John Grady, mi hai chiesto su Anobii un parere sul Lercio. Come gia' qualcuno ti ha consigliato, continua il libro, Robbo non ha finito di stupirti.
Mi hanno meravilgiato certe prese di posizione contro la scrittura di Welsh. Lui scrive cosi', se vado da McDonald non posso pretendere del cibo giapponese.
utente anonimo

#23   18 Aprile 2008 - 10:35
 
Ciao Sergio, ricordo che quando ho finito di leggere Il Lercio ho provato una soddisfazione unica, quella di aver portato a termine la lettura del libro piu' inutile e banale che mi sia mai capitato. Io l'ho trovato di una noia terrificante, personaggi ridicoli, scontato. Pero' credo che se lo avessi letto a 18 anni lo avrei considerato un capolavoro. Non voglio prendere posizione sulla violenza, perche' se condanniamo un romanzo violento allora dobbiamo condannare anche American Psycho di Ellis (e non si puo').
Io ti consiglio comunque di finirlo, non e' mai bello abbandonare la lettura di un libro che ci piaccia o meno.
Adesso vado a dare un'occhiata al tuo Anobii e al blog.
Ciao
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ares79

#24   18 Aprile 2008 - 10:59
 
sergio, finisci il libro. io ne sono rimasto profondamente deluso (dal punto di vista letterario: le considerazioni etiche mi lasciano freddino) ma la tua accurata analisi soffre della mancata considerazione del finale, che in un qualche (raffazzonato) modo chiude la questione morale a cui accenni

(mirmith from anobii.it)
utente anonimo

#25   18 Aprile 2008 - 11:28
 
Ciao Sergio, rispondo qui, così non ti si cancellano le altre risposte su anobii.
Innanzitutto, complimenti per il commento approfondito, io non avrei saputo fare di meglio. Ho letto quel libro qualche anno fa, avrò avuto 13/14 anni.
Non so quali siano le ragioni che hanno spinto Welsh a scrivere un romanzo del genere, ma posso parlarti di quello che ho ricavato dalla lettura non solo de Il Lercio, ma anche di tutte le altre opere (Ecstasy, Acid House, Tolleranza Zero, Porno, Trainspotting e Colla).
Un uso catartico della violenza. I giovani (me compresa, ho 20 anni), spesso e volentieri annoiati dalla vita, hanno voglia di fare nuove esperienze: che queste siano la droga, la violenza o quant'altro, poco importa. Purtroppo per me non si tratta di un luogo comune. Vedere su carta quello che avrei potuto potenzialmente fare, è stato un grande deterrente. Ho avuto una sorta di catarsi che ha assorbito la mia voglia di "evasione" tipica di un qualsiasi 14enne. Credo profondamente nella catarsi, è una grande valvola di sfogo poter leggere (o vedere) ciò che nella realtà sarebbe impensabile fare.
La violenza (come il turpiloquio, l'uso smodato del sesso, la droga, o LO SCHIFO in generale) agisce da freno. Mi spiace banalizzare le sue opere, ma secondo me uno dei tanti messaggi che trasmette è "guarda come diventi se fai come lui". Sembra semplicistico ma in fondo è vero!
Quanti di noi hanno la possibilità di incontrare un Robbo qualsiasi nella vita reale? Come dici tu, esistono persone di tutti i tipi, e troppe volte ci scordiamo di metterlo in conto. Welsh ci mette a conoscenza di un mondo che esiste, e con il quale molto probabilmente non entreremo mai in contatto: è una sorta di monito, un modo per svegliarci dalla nostra piccola realtà ovattata di tutti i giorni.
Il mio consiglio è di proseguire con la lettura, cerca di resistere a tutti gli orrori descritti, ma arriva fino in fondo. Ne vale veramente la pena!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente NebulaQueen

#26   18 Aprile 2008 - 12:08
 
era perec che affermava il pieno diritto di un lettore ad interrompere un libro?
di libri ce ne sono tanti. anche di bei libri.

insomma, io da bravo lettore compulsivo non mi pongo troppi problemi. a me il lercio era piaciuto abbast
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#27   18 Aprile 2008 - 12:11
 
... abbastanza (non perchè sia partito il commento) ma non è certamente un libro che si debba leggere come opera miliare della letteratura occidentale.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cinas

#28   18 Aprile 2008 - 12:17
 
Mi hai chiesto un parere su Anobii, e in questo caso non posso essere che di parte perchè Il lercio è il lavoro di welsh che preferisco. Ti consiglio di andare avanti perchè il resto del libro è sorprendente.
ciao
nara
utente anonimo

#29   18 Aprile 2008 - 12:21
 
ciao sergio, la tua analisi è lucida e veritiera - oltre ad essere efficacemente esposta.

che dire...mi ritrovo appieno nei tuoi commenti e l'unico motivo per cui non ho fatto di quel libro ciò che ero tentata di fare (chessò...un bel sostegno per un tavolo ballerino?!) è che, di prassi, mi impongo di terminare tutte le letture iniziate,.

ecco, in questo caso avrei potuto davvero fare un'eccezione ;-)

un saluto all'ombra della mole,

kiara
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente heykoala

#30   18 Aprile 2008 - 12:30
 
ciao, rispondo al tuo post lasciato su anobii.Secondo me non si tratta di descrizioni di fatti che possano ferire chi legge...il personaggio de Il Lercio fondamentalmente è anche un buono, e non è sicuramente il più cattivo di Welsh. E' un personaggio assolutamente legato alla realtà, potresti averlo incontrato più volte nella tua vita, ed è questo, a mio avviso, che rende i romanzi di Welsh unici. Non c'è violenza letteraria, non c'è finzione nella sua violenza, è un'istantanea della quotidianità. Se farei leggere il Lercio a mio figlio? Fargli vedere un telegiornale sarebbe la stessa cosa.
utente anonimo

#31   18 Aprile 2008 - 12:35
 
Sicuramente tra i libri di Welsh, "il lercio" è il libro più stereotipato della sua produzione ma rientra comunque appieno nello stile inconfondibile dell'autore. Rivolto comunque a giovanissimi e giovani, si fa apprezzare per le "liriche" crude ma, in questo caso, non finalizzate. E' un libro un po' fine a se stesso, un po' un esercizio di stile ma niente di più. Non c'è ne storia ne caratterizzazione dei personaggi e per questo lo ritengo un opera sottotono. Comunque, secondo il mio parere, sta sempre bene concludere un libro, anche solo per rimanere schifati e/o vuoti. Ciao
utente anonimo

#32   18 Aprile 2008 - 14:21
 
ciao, nonostante io sia un fan di welsh e quindi incline a sopportarne gil eccessi per coglierne la genialità devo ammettere che il lercio è un libro particolarmente "ostico" da affrontare. fin dall'inizio si è pervasi da una sensazione di malessere della quale solo alla fine se ne ha comprensione.
ti invito quindi a tentare di finirlo o almeno a non cercare di motivarne l'abbandono.
utente anonimo

#33   18 Aprile 2008 - 14:34
 
Ci sono dei libri che mi disturbano e mi fanno stare male, e li abbandono, perchè non mi danno niente.

Altri mi disturbano uguale, ma tengo duro, li leggo velocemente per finirli presto, piuttosto... Penso ad esempio a libri che parlano di bambini, di sofferenza e di morte (anch'io ho due figli piccoli e credo di capire cosa intendi). Alla fine sono nutrienti.

Il lercio me lo ricordo come un libro forte, sporco, estremo ma non disturbante.
Ma se ti fa star male, mollalo, senza problemi.

Andrea G
utente anonimo

#34   18 Aprile 2008 - 14:39
 
Ciao Sergio, ti ringrazio per la domanda che mi hai posto su anobii.
Vengo subito al punto, io ho comprato Il Lercio di Welsh per puro caso (avevo dimenticato il libro che stavo leggendo a casa ed ero diretto all'estero, forzatamente dovevo comprare qualcosa da leggere per impiegare il tempo livero) e l'ho "divorato"in 4-5 giorni più che altro per curiosità.
Come avrai potuto vedere dalla mia biblioteca è l'unico libro di Welsh che ho letto, e il fatto che la mia scelta sia caduta su questo libro è perchè avevo sentito dire che il suo modo di scrivere e soprattutto di descrivere le scene era abbastanza pesante e crudo.
Beh sicuramente il riscontro è stato positivo.
Non avevo mai letto un libro così.
Capisco perfettamente il tuo stato d'animo nella lettura e il fatto che abbia abbandonato il libro anche perchè il libro, come tu ben dici, non decolla, anzi, sprofonda nel maschilismo, nel razzismo nel sessismo e a tratti nella pedofilia (perchè la costrizione dietro ricatto di una quindicenne a fare sesso con un "Robbo" quarantenne in altro modo non riesco a definirla)..
Il fatto però che Robbo sia una persona orgogliosa, superba e spietata (come tanti ce ne sono in giro, prestando attenzione a non generalizzare troppo cadendo in pericolosi luoghi comuni) mi ha incuriosito e mi ha fatto terminare il libro con un impulso assillante di leggere quanto più possibile.
Quello che volevo realmente era vedere, seppur schifato dalla personalità ripugnante del protagonista, fino a che punto poteva arrivare, fin dove si sarebbe spinto e se, ci sarebbe stato un finale scontato con Robbo che riesce con la sua meschinità a raggiungere i risultati a cui ambisce.
Beh, ti confido in tutta sincerità che il finale a me è piaciuto, non mi è sembrato scontato, e un pò ho goduto quando le cose hanno preso un verso iaspettato e tutto gli si è rivoltato contro.
Ora però interrompo perchè ho già detto troppo e sinceramente non vorrei rovinarti il piacere della lettura se mai deciderai di finire di leggere il Lercio, cosa che ti consiglio.
Spero di aver destato in te un minimo di curiosità e di essere stato nel contempo esauriente con il mio intervento.
Ciao.
Alessandro
utente anonimo

#35   18 Aprile 2008 - 14:47
 
Ho trovato il tuo commento su anobbi e sono passata qua. Ammetto di essere un po' di fretta e di non aver tempo di leggere tutte le tue considerazioni.

Volevo solo dirti che non è all'inizio di un libri che capisci se è il male che trionferà, ma la fine. Il mio consiglio è di continuare a leggere.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente arunka

#36   18 Aprile 2008 - 15:15
 
Quando ho scoperto Anobii, il primo libro che ho inserito è stato proprio "Il Lercio". Non so dirti perché, c'è un quid che resta sempre inspiegabile. Ho letto i commenti e non posso aggiungere niente di più a quello che è stato detto perché si svelerebbe troppo. Robbo è un personaggio che si odia o si ama, come tutte le cose estreme e confesso che, quando ho letto l'ultima pagina, avevo il viso coperto dalle lacrime. Non faccio testo però, quasi tutti i libri di Welsh mi fanno piangere dalla commozione. Insieme a "Colla", "Il lercio" è sicuramente il mio preferito.
Emanuela
utente anonimo

#37   18 Aprile 2008 - 16:59
 
Disanima interessante :)

In generale se un libro non mi convince lo mollo, nessuno dovrebbe essere obbligato a leggere qualcosa che lo annoia o che lo disgusta, ma leggendo i commenti qui sopra pare che valga la pena finirlo "Il lercio".

Come ho detto su Anobii non l'ho ancora letto, però conosco bene Welsh.
Trainspotting è uno dei miei libri preferiti, so per esperienza che come scrittore non si risparmia quando si tratta di disturbare nel profondo il lettore, ed è proprio il suo non conoscere mezzi termini nelle descrizioni che ho sempre considerato uno dei suoi lati migliori.

Tolleranza Zero e Porno hanno entrambi scene di stupro piuttosto forti che mi hanno fatto sentire male nel leggerle, male nel pensare che certe persone esistano davvero, che possano vedere altri esseri umani con questa totale mancanza di empatia, allo stesso modo in cui in film come Monster e Boys Don't Cry certe scene mi facevano stare male fisicamente tanto da costringermi a distogliere lo sguardo.
La differenza sostanziale è che in quei film il punto di vista è quello della vittima ed è con lei che lo spettatore sodalizza e si identifica, rassicurato dal comune senso di disgusto, mentre Welsh ci porta dall'altra parte della barricata, dentro la testa di questi scarti di umanità, il che è decisamente peggio perchè ci accorgiamo di come la maggior parte delle volte non sentano il minimo rimorso per quello che fanno. E' questo che non rende gratuito l'eccesso, secondo me, perchè in base alla psicologia di questi personaggi ciò che noi troviamo repellente è pura routine.
Possono cambiare durante il libro, si può scoprire qualcosa di nuovo sulla loro personalità, ma finchè rimangono convinti di ciò che fanno smorzare i toni sarebbe soltanto un atto di pietà nei confronti del lettore. Loro rimangono quello che sono e la loro mente rimane lercia.

Questo non lo rende uno scrittore adatto a tutti nè mi farebbe mettere in mano uno dei suoi libri a un dodicenne, però ne vedo l'utilità.
Il male non è affatto banale, è creativo, degradante, una spirale discendente, e non c'è altro modo di capirlo se non entrando nel cervello degli esseri umani peggiori.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Leilani

#38   18 Aprile 2008 - 17:08
 
In risposta al messaggio su anobii: Ciao! Il libro che ho messo su anobii (e che ho letto qualche anno fa) è ECSTASY e non il lercio. Per quello che ricordo quel libro non era un capolavoro, ma si lasciava leggere pur non raccontando niente di nuovo. Comunque è scritto nello stile di Welsh, violento e crudo a tal punto da sconfinare nel ridicolo. O nell'inutile. Ho letto il tuo blog sul LERCIO e mi pongo una domanda: come mai ne è uscito con tre stelline nella tua casella anobii? Ciao, Filippo.
utente anonimo

#39   19 Aprile 2008 - 09:33
 
Ciao Sergio
arrivo con qualche giorno di ritardo (perdonami: il tempo scarseggia in questi giorni, fra i vari impegni, e ai blog - il mio e quelli altrui - dedico ormai prevalentemente il week end).

Non ho letto Il lercio, quindi non ti risponderò su questo preciso libro. Conosco però Welsh per avere letto I segreti erotici dei grandi chef e Tolleranza zero: lo stile, direi, è sempre quello (lo stesso discorso potrebbe essere esteso anche a Bukowski).
Da un lato, questi scrittori descrivono una realtà che non mi piace. Concordo con quello che tu dici: "Esiste un meccanismo inconscio che porta a commettere errori giganteschi e a pagare danni ingentissimi: ed è quello di pensare che gli altri ragionino come noi, inquadrino le cose negli stessi schemi e reagiscano agli impulsi nel nostro stesso modo".

D'altra parte, riconosco che è una realtàche purtroppo esiste, e questi scrittori sono, a mio avviso, molto bravi a presentarla.
Non conosco Il Lercio, ma gli altrilibri di Welsh che ho letto uniscono una trama interessante a questo linguaggio molto forte.
Per questo, Welsh è uno scrittore che ho apprezzato, e penso che leggerò altre sue opere.
Anche se a piccole dosi.

Insegnarlo nelle scuole?
Su questo ho qualche dubbio.
E' vero che i temi sono forti e vanno conosciuti, ma credo anche che vadano capiti.
Ci sono libri che richiedono una certa maturità per essere affrontati, per non correre il rischio che magari se ne ricavi un messaggio sbagliato.

Buon fine settimana.
A.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente razza75

#40   19 Aprile 2008 - 12:11
 
Come ti ho scritto su anobii io ho molto apprezzato il lercio, ma anche bastogne di brizzi e il mio preferito sul genere è senza dubbio american psycho di bret easton ellis.
La banalità della violenza è un dato di fatto,basta vedere la cronaca,ma per me il vero squallore non è l’utilizzarla in un libro che, se non gradito come nel tuo caso, puo’ benissimo essere richiuso, ma nel fatto che ci venga propinata in tutte le salse a a tutte le ore nei vari tgporteaportematrixviteindiretta .
Per il futuro di tua figlia di questo mi preoccuperei, del fatto che verrà esposta a una overdose di informazione senza essere informata di nulla.
Ciao e grazie per il contatto su anobii
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente biondox

#41   19 Aprile 2008 - 16:39
 
Caro e gentile Sergio,
purtroppo solo ora ho potuto leggere il tuo interessante post sul libro di Welsh. E vista l'importanza e l'urgenza delle domande che poni e visti anche gli interessanti interventi che ne sono seguiti, non riesco a trattenermi dal apporre anche il mio tardivo commento.

Per quanto riguarda la prima, e cioè se valga o meno la pena di continuare a leggere il libro, non posso dirti granché nel merito perché il libro non lo conosco. Ovviamente, come altri hanno già affermato, ogni lettore è ben libero di mollare un libro a proprio insindacabile giudizio.
Decisione più che condivisibile se la scrittura risulta noiosa o insignificante.
Nel caso però di una scrittura o di un contenuto che "disturba", darti un consiglio è un po' più difficile.
Per quanto riguarda le mie esperienze di lettura, devo riconoscere che spesso proprio le pagine che mi hanno più "disturbato" sono quelle che mi hanno anche dato di più.
Dai "Demoni" di Dostoevskij ai "Nuovi Libertini" di Tondelli, passando da "Underworld" di Don De Lillo, la lista potrebbe essere lunga. Quanta pena o addirittura orrore mi hanno dato certe pagine eppure sono proprio quelle che tornerei a leggere.

Forse è proprio lì la qualità della grande "scrittura": fare della materia "bruta" (e a volte anche davvero orribile) un'opera d'arte. E ovviamente qui siamo ad un passo dall'annoso e irresolvibile dibattito sulla natura dell'arte e ben troppo ci sarebbe da dire e da ridire...

Non rimane che il tuo personale giudizio.
Del resto ho notato che la maggior parte di coloro che l'hanno letto (Il Lercio) sono favorevoli al proseguimento. Potrei aggiungere una banalità citando il buon De Andrè: "dai brillanti non nasce nulla, dal letame nascono i fiori"...

E vengo all'altra e, almeno per noi genitori, più preoccupante domanda: come "trattiamo" la violenza? Quale è la sua valenza in termini pedagogici? Come dobbiamo cioè presentare ai nostri figli questa "banalità del male" affinche non ne vengano toccati? E una domanda terribile e se sapessimo davvero come rispondere avremmo risolto, credo, un buona parte dei problemi del mondo.
Certo vorremmo preservare i nostri figli il più possibile dalla scoperta delle brutte, a volte orride, realtà che il mondo ha in serbo. E vorremmo al contempo preparali al meglio per affrontarle.

Anche qui, caro Sergio, non ho grandi risposte da condividere, ma piuttosto dubbi e timori. Penso, credo che continueremo a fare come hanno fatto e fanno tutti i genitori con i loro figli: cercheremo disperatamente di proteggerli, consigliarli, guidarli e continueremo ad aspettare trepidanti, pregando e sperando che il mondo possa essere per loro almeno un posto migliore.

Ma a volte mi domando: quanto ho fatto per evitare che il mondo sia così terribile? Non potrei forse fare qualcosa di più e meglio che condannare dalla mia poltrona televisiva le efferatezze quotidiane che il palinsesto ci propone? Cosa potrei fare perché il male non sia più così banale?

Daniele
utente anonimo

#42   23 Aprile 2008 - 09:23
 
Salve a tutti, la mia posizione è un po' diversa da quella sostenuta dagli altri che hanno già commentato il post di Sergio. A me Trainspotting (il film) è piaciuto molto e ho letto il Lercio di Welsh. Curiosamente è al momento l'unico romanzo dello scrittore scozzese che ho finito.
Comunque, basta cincischiare. Il dubbio di Sergio è "devo continuare a leggerlo o no".
La risposta non è facile, il perché è presto detto. Per il sottoscritto Il Lercio è stato un vero pugno nello stomaco, nel senso positivo (se è possibile) del termine.
Si tratta infatti del romanzo più crudele e cattivo che abbia mai letto e con un drammatico finale in crescendo in cui quello che di più terribile può accadere accade.
Robertson si rivela ancora più egoista, crudele, e stronzo di come appare nelle prime cento pagine e l'indagine sul misterioso omicidio iniziale si sviluppa molto bene?
E allora. Beh il Lercio non è esattamente un libro appartenente al mio genere preferito ma è un grandissimo testo. Non credo che riuscirei a leggere in sei mesi il Lercio 2 e il Lercio 3 (troppo crudeltà) ma secondo me vale la pena leggerlo e finirlo. E poi Sergio, ne riparliamo.
Saluti
utente anonimo

#43   25 Aprile 2008 - 00:28
 
Si Sergio, ne vale la pena!
Lascia perdere il linguaggio - è giusto che sia così ehm, volgare perché è il personaggio lercio l’io narrante - lascia perdere quello che urta il tuo senso del pudore o offende la tua morale perché è di lui che si parla… lascia perdere trainspotting perché non ha nulla a che fare con questo - lascia perdere perché non so se tu hai sempre vissuto su di una nuvoletta di zucchero ma la vita è fatta di violenza gratuita e credo che ci sia un lercio in ognuno di noi… forse avresti dovuto leggerlo qualche tempo fa, (magari quando anch’io ero in grado di scrivere un commento sensato… )!
Cazzo questo libro va letto…
Ok, se non va giù, non Va… ma eccome se ne vale la pena!
E’ un libro scritto col sangue di unghie consumate sull’asfalto. Robbo è una merda, sa di esserlo, giustifica la sua “cattiveria†col male che ha ricevuto così come la gente del mondo reale… ma dentro sta male e questo non fa cambiare l’opinione che hai di lui mentre lo leggi, ma lo capisci e piangi. Io ho pianto un casino leggendo questo libro.chiara
utente anonimo

#44   17 Maggio 2008 - 11:41
 
un libro che per me è un capolavoro.
insieme a colla e porno rimane il mio preferito!
letto 3volte...
se decidi di finirlo, però, ti consiglio di leggerlo sotto una prospettiva più assorta e meno critica.
;)
utente anonimo

#45   30 Agosto 2008 - 19:25
 
scopro questo post dopo mesi che lo hai scritto
a mio parere è il più bel libro di Welsh assieme a Tolleranza Zero.
Critichi il modo di scrivere di Welsh definendolo crudo e scioccante, ma questo è Welsh e questi i suoi personaggi e solo in questo modo riesce a farti entrare nella loro mente
un sorriso nella speranza che tu abbia finito il libro
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SinuosoIncanto

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