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Nome: Sergio Calamandrei
Mi piace scrivere. Prima l'ho fatto solo per me, poi ho creato www.calamandrei.it, quindi ho pubblicato il romanzo: L'UNICO PECCATO - Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Ora vado avanti, con vari racconti e un sequel. ..................e-mail= scrivere[chiocciola]calamandrei.it

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venerdì, 29 febbraio 2008

Santa inquisizione ( 1+2+3+4 )

Santa inquisizione ( 1+2+3+4 )
In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova

SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.

Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

Quando è morto mio padre ho sentito un immenso sentimento di potere nascere in me. Non ho potuto fare a meno di pensare che da quel momento io ero l'uomo che meglio di chiunque altro al mondo conosceva la letteratura. Sono passati tanti anni da allora, le bombe sono scoppiate, il flusso di nuovi libri si è ridotto sempre più. Negli ultimi dodici mesi non è giunta nessuna opera di poesia, nessun romanzo, nessuno studio critico. Ora, certamente, sono rimasti in pochi a conoscere i vecchi autori. E nessuno li conosce come me.
Con un'unica eccezione. Solo il mio computer classificatore rammenta i nomi di tutti i poeti, di tutti gli scrittori. Di ognuno ricorda ogni libro e, soprattutto, lo scaffale sul quale, tra milioni di altri, sono posti i volumi. Una volta, tre anni fa, mi venne da pensare che, senza di lui, anch'io sarei perso. Potrei consumare anni a cercare le opere di Shakespeare prima di ritrovarle, tra tutti questi corridoi. Mi folgorò, poi, un ulteriore pensiero. Da allora vivo come inebriato. Mi sono reso conto che ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.


Iniziai con un autore minore: Henry Miller. Non ho mai potuto sopportare le sue banali oscenità. Chiesi al computer l'elenco dei suoi libri e di tutti quelli in cui Miller era citato o commentato. Esaminai con cura la lista ed esclusi alcune opere critiche che trattavano di questo americano solo marginalmente e in misura non rilevante, e che valeva la pena di conservare. Osservai per una trentina di secondi lo schermo del computer, ancora timoroso. Poi premetti un tasto e le locazioni dei libri di Miller e su Miller vennero cancellate. Ora nessuno avrebbe più potuto ritrovarli. Anzi, nessuno avrebbe più saputo che quest'uomo era esistito. Può darsi che all'esterno qualcuno lo ricordi ancora ma presto le bombe a regressione provvederanno a far sparire ogni memoria ed ogni libro fuori da questi sotterranei. Potrà accadere che un giorno giunga qui uno studioso che ha trovato citato Miller in un testo ma sarà per me semplice dirgli che non ho mai ricevuto alcun libro di questo scrittore.
La Santa Inquisizione distruggeva le opere degli eretici. Io riesco a cancellare per sempre ogni traccia ed ogni ricordo degli autori stessi.

(segue…)

postato da: scriverecala alle ore 08:58 | link | commenti (1)
categorie: miei scritti, santa inquisizione, unico peccato
giovedì, 28 febbraio 2008

Santa inquisizione (1+2+3)

Santa inquisizione ( 1+2+3)

In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova

SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.


Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

Quando è morto mio padre ho sentito un immenso sentimento di potere nascere in me. Non ho potuto fare a meno di pensare che da quel momento io ero l'uomo che meglio di chiunque altro al mondo conosceva la letteratura. Sono passati tanti anni da allora, le bombe sono scoppiate, il flusso di nuovi libri si è ridotto sempre più. Negli ultimi dodici mesi non è giunta nessuna opera di poesia, nessun romanzo, nessuno studio critico. Ora, certamente, sono rimasti in pochi a conoscere i vecchi autori. E nessuno li conosce come me.
Con un'unica eccezione. Solo il mio computer classificatore rammenta i nomi di tutti i poeti, di tutti gli scrittori. Di ognuno ricorda ogni libro e, soprattutto, lo scaffale sul quale, tra milioni di altri, sono posti i volumi. Una volta, tre anni fa, mi venne da pensare che, senza di lui, anch'io sarei perso. Potrei consumare anni a cercare le opere di Shakespeare prima di ritrovarle, tra tutti questi corridoi. Mi folgorò, poi, un ulteriore pensiero. Da allora vivo come inebriato. Mi sono reso conto che ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.


(segue…)

postato da: scriverecala alle ore 08:35 | link | commenti
categorie: miei scritti, santa inquisizione, unico peccato
mercoledì, 27 febbraio 2008

Santa inquisizione 1 + 2

Santa inquisizione ( 1+ 2)
In verde le parti già pubblicate, in nero la parte nuova


SANTA INQUISIZIONE

Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.


Non so se invidiare il mio collega che si occupa della biblioteca scientifica. Lui ha in continuazione visite di lettori, riceve tutti i giorni nuovi libri da archiviare, si preoccupa di far scavare ogni mese ulteriori corridoi da riempire di scaffali e di volumi, inizia a teorizzare che sarebbe opportuno non accettare più libri veri e propri ma solo archivi informatici.
Ma lui non ha il Potere che io ho.
Nella biblioteca umanistica, che io dirigo, le visite sono scarse. Le nuove opere da classificare sono rare. Nessuno più scrive letteratura, filosofia, trattati di storia. Solo cose utili vengono scritte adesso: scienza, medicina, economia. Pare che una poesia non serva più a niente. Forse è vero. Quando rischi in ogni momento che una bomba a regressione colpisca la tua città, quando vedi i tuoi fratelli morire di fame tutto intorno, forse non è il caso di perdere tempo con cose fatue. Ma la letteratura è la memoria di un popolo e di una civiltà e quando la guerra perpetua stava per scoppiare i consiglieri decisero di creare una biblioteca sotterranea che conservasse tutto ciò che è stato scritto dall'inizio dei tempi. I miei predecessori hanno lavorato decenni a raccogliere tutti i libri che poterono, a classificarli, a inumarli in questi corridoi, che scorrono su trenta piani sotterranei. Io sono nato qui, nella biblioteca, in una stanza posta settanta metri sotto il livello del mare. Mio padre, il bibliotecario che ho sostituito, mi ha cresciuto in mezzo a questi libri, insegnandomi tutto quel che sapeva sui loro autori, morti da secoli. Ora li conosco tutti. Intimamente; sono stati, in fondo, i miei fratelli. Certo, sono anche uscito molte volte all'aperto. Il mio genitore diceva che dovevo conoscere le cose di cui parlavano i libri: le piante, i fiori, i tramonti. Ma io mi sono sempre trovato più a mio agio qua sotto, nel mondo che considero mio.

(segue…)

postato da: scriverecala alle ore 08:54 | link | commenti (1)
categorie: miei scritti, santa inquisizione, unico peccato
martedì, 26 febbraio 2008

Santa inquisizione - 1

Santa inquisizione – 1
 
SANTA INQUISIZIONE
 
Ebbene, lo confesso: ho più potere io solo di quanto mai ne abbia avuto la Santa Inquisizione.
Sono il Bibliotecario.
Talvolta cammino in questi lunghi corridoi per ore senza meta, scorrendo ogni tanto con lo sguardo le costole dei libri che si affacciano dagli scaffali, respirando il loro odore.
Altre volte corro tra i volumi con una delle vetture elettriche in dotazione alla biblioteca e mi diverto a cronometrare i miei tempi su vari percorsi ed a migliorarli.
Uno dei miei giochi preferiti è quello di girovagare tra gli scaffali e prendere a caso dei libri che poi mi faccio obbligo di leggere per un quarto d'ora esatto. Dopo vengono posati inesorabilmente. Se il libro è noioso la lettura diviene una punizione ma se invece è di mio interesse, il fatto di poterne disporre per un tempo così limitato raddoppia il mio entusiasmo e la mia foga di lettore.
Quando le esigenze di servizio me lo permettono, prendo delle droghe e mi diletto a leggere continuativamente per decine e decine di ore. Leggo così in una volta tutte le opere di un autore e tutti i libri che lo commentano. Dopo dormo per giorni.
 
(segue…)
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categorie: miei scritti, santa inquisizione, unico peccato
sabato, 23 febbraio 2008

Il mondo gira

PROBLEMI

Ci sono delle situazioni nelle quali ci si trova impelagati sino in fondo e si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe la cosa migliore, e passa le giornate pensando ai suoi guai che appaiono enormi, pieni di scelte drammatiche quando poi invece si risolveranno con dolcezza, diluiti nel tempo, grazie a tanti cambiamenti impercettibili fino al momento in cui uno pensa “toh! Dove è finito il mio problema?” e si ritiene uno stupido per non aver visto la soluzione che era lì a portata di mano, per aver perso tanto tempo. Questo quando va bene; quando va male il problema scompare ugualmente perché si giunge al punto nel quale è inutile continuare ad affannarsi, a combattere, a scegliere. Ogni cosa corre ineluttabile al suo fine e tu non puoi farci niente, d'un tratto ti ritrovi sconfitto e allora l'unica è aspettare che le ferite si richiudano, che nuove occasioni si presentino, e poi tornare a vivere, a complicarsi la vita, a impelagarsi fino in fondo in certe situazioni che si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe la cosa migliore, e passa le giornate pensando ai suoi guai che appaiono enormi, pieni di scelte drammatiche quando poi invece si risolveranno con dolcezza, diluiti nel tempo, grazie a tanti cambiamenti impercettibili fino al momento in cui uno pensa “toh! Dove è finito il mio problema?” e si ritiene uno stupido per non aver visto la soluzione che era lì a portata di mano, per aver perso tanto tempo. Questo quando va bene; quando va male il problema scompare ugualmente perché si giunge al punto nel quale è inutile continuare ad affannarsi, a combattere, a scegliere. Ogni cosa corre ineluttabile al suo fine e tu non puoi farci niente, d'un tratto ti ritrovi sconfitto e allora l'unica è aspettare che le ferite si richiudano, che nuove occasioni si presentino, e poi tornare a vivere, a complicarsi la vita, a impelagarsi fino in fondo in certe situazioni che si pensa “non ne uscirò mai” e invece poi si esce da tutto e mesi e anni dopo ci si ricorda e allora si sorride se è andata bene oppure si diventa tristi. Il guaio è che ora come ora non si sa come andrà a finire e così tutto appare complicato e vago ed è un continuo succedersi di malinconia e di gioia, e uno non può né studiare né lavorare, che per dimenticare sarebbe...

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categorie: miei scritti, unico peccato
mercoledì, 20 febbraio 2008

Giallo Comico su Thrillermagazine

Tornando alle cose serie, vi parlo del GIALLO COMICO, naturalmente.

Graziano Braschi e Mauro Smocovich hanno creato, proprio in questi giorni, una rubrica su Thrillermagazine dedicata al Giallo Comico, o, meglio, per usare parole loro, dedicata a 

Umorismo nero, comico sgangherato, satira politica e di costume, ironia elegante e grottesco.

In salsa delittuosa, s'intende...

La rubrica la trovate a questo indirizzo:

http://www.thrillermagazine.it/rubriche/giallo_comico

Nella rubrica potete trovare, poi, una mia recensione anomala al libro Il mistero della cripta stregata di Eduardo Mendoza.

Mendoza è davvero un grande autore, e Il mistero della cripta stregata è un grande libro.

Non so se si può dire che anche la mia recensione è una grande recensione.

Ho provato, però, a farla comica, e recensioni comiche non è che se ne trovino molte a giro. 

postato da: scriverecala alle ore 13:53 | link | commenti (3)
categorie: miei scritti
martedì, 19 febbraio 2008

E se la Serata Ucronica non ci fosse stata?

Cosa sarebbe successo se…? si chiede il narratore ucronico.
 
E dunque lo faccio anche io.
 
Cosa sarebbe successo se a un certo punto, per pigrizia, per mancanza di iniziativa, per carenza di entusiasmo, avessimo deciso di lasciar perdere tutto e di non organizzare la Serata Ucronica di sabato scorso?
 
Certamente il corso della Storia dell’Umanità sarebbe cambiato.
 
Infatti, quel ragazzino che era seduto in terza fila non avrebbe ascoltato il Prof. Marucelli che raccontava degli sforzi di alcuni scienziati che stanno cercando di effettuare un viaggio nel tempo, inviando indietro di qualche frazione di secondo un neutrone.
 
E quel ragazzino, che io non so chi sia, non si sarebbe appassionato all’idea e non avrebbe deciso di studiare Fisica.
 
E dunque non si sarebbe laureato col massimo dei voti, e poi trasferito in Svizzera e non avrebbe messo a punto la prima macchina per i viaggi nel tempo effettivamente funzionante.
 
E, soprattutto, non me lo sarei visto entrare nel mio studio oggi, tre giorni dopo la presentazione,  ormai adulto e con qualche capello bianco, per ringraziarmi di averlo fatto divertire col mio racconto Caput Mundi in quella Serata Ucronica che aveva forgiato il suo destino e la Storia del mondo.
 
Perlomeno questo è quello che mi sta raccontando il distinto signore che in questo momento siede dall’altra parte della mia scrivania.
 
Rammentiamo insieme quella Serata del 16 febbraio 2008, per lui ormai remota, mentre per me ancora vividissima nella memoria.
 
Ricordiamo la chiara e bella introduzione di Carlo Menzinger,
l’ampio intervento del Prof Marucelli che ha coperto sia gli aspetti letterari delle Ucronie, sia quelli scientifici sui multiuniversi e i viaggi nel tempo,
le parole dell’editore Antonello Cassan di Liberodiscrivere,
il mio intervento che, essendo io persona poco seria, tentava di essere brillante,
la divertente Kassata di Angela Rosati,
lo sfortunato Dante di Alberto Pestelli,
il Garibaldi creatore della bandiera della Magica Roma immaginato da Martino Pasquale.
C’erano poi altre due autrici, Gianna Campanella e Vera Bianchini.
E un folto pubblico che ringrazio (novanta persone circa secondo Carlo Menzinger, quattro secondo la Questura).
 
Al termine della presentazione c’è stato un rinfresco. Poi, quello che allora era un ragazzino se n’è tornato a casa, mentre gli autori, i loro familiari e taluni amici se ne sono andati a formare un tavolo da trenta persone in pizzeria (e lì l’affluenza è certificata dal numero di coperti indicato nella ricevuta fiscale).
 
Ora saluto il mio visitatore.
Quando sta già scendendo le scale mi viene in mente che lui conosce la storia dei prossimi trent’anni. Ho solo pochi istanti prima che scompaia. Gli faccio, quindi, la  domanda più importante.
 
- Quando vincerà la Fiorentina il terzo scudetto?
 
Lui mi sorride e non risponde.
 
Non so se gli è vietato di fornire informazioni sul futuro o se debbo seriamente preoccuparmi.
 
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Per info più complete sulle UCRONIE vedi qui.
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Per maggiori dettagli sulla serata vedi il post di Carlo Menzinger.
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postato da: scriverecala alle ore 14:21 | link | commenti (1)
categorie: scrivere, miei scritti, ucronie, è anche sul mio sito