Io e Carlo Menzinger ogni tanto, in fase di revisione di quanto scritto in comune, ci scambiamo dotte (?) disquisizioni sulla grammatica italiana.
Pubblico un estratto di queste conversazioni on line, con alcune mie osservazioni sulla punteggiatura nei dialoghi.
Per chi volesse approfondire la conoscenza della sconcertante inesistenza di regole codificate per la grammatica italiana
consiglio
e, semplicemente, segnalo
Venerdì scorso, poi, dopo la presentazione di Leoni, in un momento di autolesionismo ho mangiato due hamburger da McDonald e sono andato a vedere il Poetry Slam alla Stazione di Confine (l'autolesionismo è riferito agli hamburger, non alle poesie; anche se taluno potrebbe pensare il contrario).
Dire che ho avuto qualche problema a raggiungere la Stazione di Confine, posta in cima ad una Via Pisana a senso unico, in una zona funestata da cantieri e strade interrotte per lavori, è un eufemismo.
Basti rilevare che sono finito due volte a Scandicci e, alla fine, non trovando altra soluzione, mi sono fatto un lungo tratto di via Pisana chiusa al traffico bucando un enorme cartello di divieto di accesso (si può essere multati per confessioni rese sul blog? Direi di no: come testimoniano il mio romanzo e i miei racconti, sono uno che si immagina storie e fatti non realmente accaduti. Tutto quanto sopra detto è solo una drammatizzazione che non ha alcuna attinenza con la realtà. Detto questo posso proseguire nuovamente tranquillo).
Insomma, mi sono perso le eliminatorie e ho visto solo il girone finale dello scontro tra poeti. Come mi aveva preannunciato Rosaria Lorusso, più che a poesia ho assistito al "cabaret della poesia", con il pubblico che applaudiva e rideva spesso e volentieri. Simpatici i poeti, e bravi a recitare i loro testi. Alla fine ha vinto Tommaso Lisa, se non erro.
Al termine dell'esibizione mi sono trattenuto lungamente a un tavolo ingombro di bottiglie di birra insieme a Fabio e Fabrizio, due bloggers conosciuti alla cena dei bloggers fiorentini del 14 aprile 2007. Siamo rimasti a conversare fino a quando non sono venuti a spengere le luci del locale. Ottima serata; ci siamo ripromessi di rincontrarci al più presto, senza lasciar passare altri sei mesi. Ci sarà occasione: è previsto che ci sia un poetry slam ogni mese.
Per completare il quadro relativo a Un mare di Delitti, pubblico questa mail ricevuta da Graziano Braschi.
Ne approfitto per segnalare anche Orient Express.
Venerdì sono riuscito ad andare alla Seeber alla presentazione de La Crociata delle Tenebre di Giulio Leoni. C'erano l'autore, Leonardo Gori e Graziano Braschi.
Tra il pubblico c'erano Daniele Nepi, Roberto Santini e il sottoscritto (e, purtroppo, noi tre rappresentavamo una non trascurabile percentuale del pubblico stesso; l'incontro è stato interessante ed avrebbe meritato migliore affluenza).
Giulio Leoni è molto simpatico e alla fine ho comprato e mi sono fatto dedicare una copia del suo libro. Dubito ormai di riuscire a smaltire in tempi umani la mia lista dei libri da leggere.
Nel corso della presentazione, Graziano Braschi ha citato l'intervento di Menzinger su questo blog (riportato nel post L'ucronia di Leoni) chiedendo a Leoni se il suo romanzo potesse essere considerato ucronico. L'autore ha risposto che nel romanzo rispetto alla realtà storica ci sono dei personaggi che tentano di anticipare, in un certo senso, quanto Cola di Rienzo poi fece una quarantina d'anni dopo nella medesima città di Roma. C'è quindi, più che ucronia, una immaginaria anticipazione di certi temi che poi furono espressi dalla Storia solo qualche anno più tardi.
Interessante mi è parso anche un altro punto: la vicenda si svolge prima che Dante scriva la Divina Commedia; ebbene, Leoni inserisce nel romanzo varie scene o immagini che ricordano quelle che poi saranno inserite dal Poeta nel suo lavoro, come se egli si fosse ispirato per scrivere la Divina Commedia alle vicende che il romanzo ci racconta.
Non saprei se questo meccanismo (immaginare che la storia romanzata abbia influito sulla storia vera) sia configurabile in qualche modo come ucronia, ma mi pare comunque un'idea stimolante.
Carlo Menzinger, autore ucronico per eccellenza (ha aperto anche un forum sull'ucronia in www.liberodiscrivere.it), commentando il mio post precedente che parla del romanzo di Leoni, osserva:
Ecco un bell'esempio di ucronia che probabilmente nessuno definisce tale. Forse neppure l'autore sa di aver scritto un'allostoria, ma dalla trama che riporti, sembrerebbe averne tutte le caratteristiche. La "domada ucronica" che lo genera è: "cosa sarebbe successo se Dante si fosse imbattuto in un delitto?"
Io, invece, ho una visione più ristretta dell'Ucronia.
Per come la vedo io l'Ucronia (o Allostoria) racconta una storia in cui la Storia (con la S maiuscola) ha uno scarto rispetto alla Storia che conosciamo.
Lo scarto deve essere rilevante e non immediatamente riassorbito dal fluire degli eventi.
Inoltre, le conseguenze di questo scarto devono avere un ruolo importante nel racconto. Quindi se, come è presumibile, nel libro di Leoni Dante riesce comunque a sopravvivere alla sua indagine e a portare a termine la Divina Commedia si dovrebbe parlare di "storia romanzata" o di romanzo che utilizza personaggi storici, ma non di Ucronia.
Se, per caso, Leoni stabilisse invece che Dante termina la Divina Commedia ma ne cambia il contenuto di alcuni versi fornendo così, che ne sò, un'immagine diversa del Papato che influenzerà le future generazioni in un certo modo, allora potremmo dire che il romanzo è ucronico.
Alla fine, per risolvere questo dubbio, ci tocca per forza leggere La Crociata delle Tenebre di Leoni.
Dopo avervi raccontato del Machiavelli investigatore di Leonardo Gori (nei post Le Ossa di Dio - 1 e Le Ossa di Dio - 2), vi segnalo il Dante investigatore di Giulio Leoni.
Libreria Melbookstore >Firenze >via de' Cerretani 17r
Roma, autunno del 1301. Dante Alighieri, a capo di un'ambasceria fiorentina, raggiunge la Città Santa lungo il Tevere. Ma un sinistro presagio grava sul suo arrivo: nel porto di Ripetta è stato appena ripescato un corpo straziato, che è solo l'ultimo di una lunga serie di cadaveri svuotati delle viscere e abbandonati nelle acque del fiume. In una Roma dove i monumenti del passato sono circondati da terreni incolti e da vicoli formicolanti di plebaglia, dove papa Bonifacio VIII sta chiuso nei palazzi del Laterano e le famiglie patrizie spadroneggiano indisturbate, Dante è costretto a interrompere la stesura del suo poema per indagare sul filo maligno che collega i delitti. Sulla sua strada incontrerà il pittore Giotto e il cabalista Manoello Giudeo, la bellissima figlia poetessa del senatore Saturniano Spada e un misterioso emissario del Khan di Persia, ma soprattutto un sarcofago che contiene il corpo straordinariamente ben conservato di una donna e le tracce del Segreto Capitolo, un ordine occulto che sembra insinuarsi fin nelle stanze papali, e che si riunisce nelle rovine sotterranee di un antico tempio di Iside. Così, mentre alcuni canti dell'Inferno finiscono nelle mani dell'Inquisizione, il sommo poeta si trova a dover difendere se stesso e insieme comprendere il disegno celato dietro l'apparente follia dei delitti del Tevere.
Giulio Leoni è nato a Roma, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere, è un appassionato di storia della magia e dell'illusionismo. Nel 2000 ha esordito nella narrativa vincendo il prestigioso Premio Tedeschi con il romanzo Dante Alighieri e i delitti della medusa, seguito da I delitti del mosaico (2004) e I delitti della luce (2005), pubblicati da Mondadori: una serie fortunata tradotta nelle principali lingue del mondo.
E' arrivato su Spinder anche il mio amico Carlo Menzinger col quale ho scritto insieme diverse cose, tra cui il racconto pubblicato in Parole nel web.
Carlo è instancabile ed inarrestabile e ha una ricca attività letteraria di cui potrete trovare notizie nel suo sito personale.
Benvenuto.