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Blog di Sergio Calamandrei www.calamandrei.it

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Nome: Sergio Calamandrei
Mi piace scrivere. Prima l'ho fatto solo per me, poi ho creato www.calamandrei.it, quindi ho pubblicato il romanzo: L'UNICO PECCATO - Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Ora vado avanti, con vari racconti e un sequel. ..................e-mail= scrivere[chiocciola]calamandrei.it

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venerdì, 27 aprile 2007

Se una notte d'inverno un lettore...

La Proposta di Nino Filastò

Sono andato questo inverno a un piacevole incontro sul giallo con Nino Filastò (noto penalista e scrittore fiorentino), alla Biblioteca dell’Isolotto (Firenze, Viale dei Pini 54) organizzato da LIB(E)RAMENTE Associazione amici della biblioteca dell’Isolotto. Tra l’altro, ho constatato che questa biblioteca, che non conoscevo, è veramente ben fornita e molto organizzata. C’erano una quindicina di persone molto curiose e attive che hanno improvvisato un dialogo con l’autore davvero interessante. Si è parlato un po’ di tutto, spaziando ben oltre i gialli. Al termine della serata ho comprato, su consiglio dell’amico Graziano Braschi, il romanzo La Proposta che Filastò mi ha cortesemente autografato.

La Proposta è un vecchio romanzo del 1991 di genere giallo fantascientifico (o di fantascienza gialla) pubblicato nel corso del tempo da varie case editrici. Non dirò quale editore aveva stampato la copia che ho comprato, per motivi che presto saranno chiari.

La Proposta narra di un modo futuro un po’ degradato, con città sviluppate su vari livelli dove la plebaglia risiede ai piani inferiori, nei quali non giunge mai il sole. Il protagonista è un uomo che porta il significativo nome di Degrado e che come di mestiere fa l’insistente, una sottospecie di avvocato che le persone meno abbienti assoldano per risolvere le loro piccole grane burocratiche. Degrado deve rintracciare una donna scomparsa con sua figlia. Nella città, intanto, persone potenti e ricchissime stanno lanciando, riuscendoci, una campagna pubblicitaria per convincere l’opinione pubblica a far diventare legale mangiare bambini.

Il libro è divertente e scritto molto bene. Dal punto di vista tecnico ho apprezzato il modo con cui Filastò ci descrive quella futura civiltà: le informazioni non sono spiattellate lì come in un depliant illustrativo ma vengono fornite - direi: emergono - man mano che la storia prosegue e sono inserite sempre in maniera funzionale al proseguimento della trama.

L’unico difetto che ho riscontrato in La proposta è che non so come va a finire.

Mi è capitata infatti una disavventura tipo quella di Se una notte d'inverno un viaggiatore: a pagina 144 della mia copia del libro, Degrado entra in una stanza e a pagina 145 inizia il capitolo 5 di un racconto giallo di ambientazione anglosassone, con protagonisti tali Laura Hunt e Waldo. Questo racconto, di cui mi manca tutta la prima parte, si conclude in una trentina di pagine e poi il libro finisce. Mi sono messo a curiosare su internet e ho trovato che il brano che si è infiltrato nella Proposta è la parte finale del poliziesco Laura del 1943 di Vera  Caspary da cui è stato tratto il film Vertigine (Laura) del 1944 di Otto Preminger.  

 

Contatterò Filastò per sapere se mi può mandare la parte del romanzo che manca, ma conserverò con affetto questa particolare copia del libro, arricchita anche dalla dedica dell'autore.

postato da: scriverecala alle ore 16:58 | link | commenti (5)
categorie: vita vissuta, ho letto
giovedì, 26 aprile 2007

La Biblioteca Nazionale di Firenze

Due parole sulla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la biblioteca alla quale per legge deve essere spedita una copia di ogni libro che viene stampato in Italia, ovvero, di conseguenza, la biblioteca che contiene tutti i libri pubblicati dal 1870 in poi.

Già questo mette una certa impressione.

Si consideri che poi, almeno ai tempi miei, moltissimi studenti, sia fiorentini che fuorisede, andavano a studiare tutti i giorni in Nazionale.

Si può comprendere così come la BNCF abbia un peso importante nell'immaginario di tanta parte dei fiorentini (e dunque, come potevo fare a meno di ambientarci un libro). 

Riporto alcuni dati tratti dal sito della BNCF.

Patrimonio librario


La Biblioteca dispone di un patrimonio di oltre 5.300.000 volumi a stampa, 115.000 testate di periodici di cui circa 15.000 in corso, 3.700 incunaboli, 25.000 manoscritti, 29.000 edizioni del XVI secolo e circa 1.000.000 di autografi. Le scaffalature dei depositi librari coprono attualmente 105 Km  lineari, con un incremento annuo di 1 Km e 475 metri.

Questa ricchezza fa della BNCF la più importante biblioteca italiana, nonché l'unica che possa documentare nella sua interezza lo svolgersi della vita culturale della Nazione.


http://www.bncf.firenze.sbn.it/informazioni/testi/patrimonio.htm

 

 

Origini e funzioni della Biblioteca



L'attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha origine dalla biblioteca privata di Antonio Magliabechi, costituita da circa 30.000 volumi, lasciata nel 1714, secondo il suo testamento, "a beneficio universale della città di Firenze".
Per incrementare la nascente Biblioteca nel 1737 fu stabilito per decreto che vi fosse depositato un esemplare di tutte le opere che si stampavano a Firenze e dal 1743 in tutto il Granducato di Toscana.
Nel 1747 fu aperta per la prima volta al pubblico con il nome di Magliabechiana. Negli anni seguenti la Biblioteca fu arricchita da numerosi lasciti e doni, a cui si aggiunsero poi le librerie ex monastiche incamerate a seguito delle soppressioni delle corporazioni religiose.

Nel 1861 la Magliabechiana venne unificata con la grande Biblioteca Palatina (costituita da Ferdinando III di Lorena e continuata dal suo successore Leopoldo II) ed assunse il nome di Biblioteca Nazionale e dal 1885 l'appellativo di Centrale. Dal 1870 riceve per diritto di stampa una copia di tutto quello che viene pubblicato in Italia.

Originariamente la Biblioteca ebbe sede in locali che facevano parte del complesso degli Uffizi; nel 1935 fu trasferita nella sua sede attuale, costruita, a partire dal 1911, su progetto dell'architetto Cesare Bazzani e successivamente ampliata dall'architetto V. Mazzei.
L'edificio, uno dei rari esempi di edilizia bibliotecaria, fa parte dell'area monumentale del complesso di Santa Croce. Dal 1886 al 1957 la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF) ha pubblicato il "Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa", divenuto a partire dal 1958 "Bibliografia nazionale italiana" (BNI).
La BNCF è anche sede pilota nella creazione del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) che ha come obiettivo l'automazione dei servizi bibliotecari e la costruzione di un indice nazionale delle raccolte librarie possedute dalle biblioteche italiane.

L'alluvione del 1966 ha causato gravissimi danni, in particolare all'intera emeroteca, alla preziosa raccolta delle Miscellanee, al fondo Magliabechiano, al fondo Palatino e a numerose altre raccolte, nonché a tutti i cataloghi a schede e a volume, all'apparato bibliografico delle sale di lettura e agli arredi.
Parte rilevante dei fondi danneggiati sono stati recuperati ad opera del Centro di restauro appositamente creato, ma una parte consistente è andata definitivamente perduta.


http://www.bncf.firenze.sbn.it/informazioni/testi/origine_e_funzione_della_bibliot.htm

 

 

mercoledì, 25 aprile 2007

Una comunicazione di servizio

Oggi niente post impegnativi, dato che è festa

(a parte il fatto che sono qui a fare i 730 dei miei familiari. Odiosi, i 730).

Solo una comunicazione di servizio.

 

Ho aggiornato il mio sito www.calamandrei.it inserendo sia nella home page che in Saggi (?) e riflessioni un paio di brani tratti da questo blog e uno che ancora non ho voluto postare. Forse in futuro lo farò.

 

postato da: scriverecala alle ore 11:43 | link | commenti (3)
categorie: vita vissuta, miei scritti, è anche sul mio sito
martedì, 24 aprile 2007

Gomorra di Roberto Saviano

Il libro Gomorra di Roberto Saviano parla della profonda influenza della Camorra sulla vita del nostro paese.

Gomorra è un'opera più giornalistica che letteraria, anche se si muove in taluni casi un po' al confine, con l'intento, quasi sempre riuscito, di coinvolgere emotivamente il lettore nell'inchiesta. Ma il libro è davvero impressionante nei suoi contenuti ed andrebbe fatto leggere a scuola, magari al posto dei Promessi Sposi (entrambi, in fondo, trattano dell'arroganza e dello strapotere dell'illegalità).

Dopo che lo hai letto capisci perché in Italia non ci sono tanti giornalisti che fanno inchieste vere: è inutile.

In un paese decente dopo l’uscita di un libro che racconta cose come queste (ma in teoria non ci sarebbe bisogno di aspettare un libro) la lotta alla criminalità e la riconquista della sovranità dello Stato e della legalità su una parte così ampia del suo territorio sarebbe la prima delle priorità del governo e dell’opinione pubblica. Invece non succede niente. Come non succede niente dopo le inchieste di Report e di altri pochi che continuano a denunciare cose gravissime. Dopo averle sentite, queste inchieste, ci si aspetterebbe per il giorno dopo sconquassi politici e giudiziari, invece non succede mai nulla. Allora è inutile fare le inchieste. Fanno bene i giornalisti che si occupano del Grande Fratello.

 

Io Gomorra l'ho regalato a molti, in ogni occasione, perchè mi pare un gesto di civiltà e perchè mafiosi e camorristi non sono un problemi di quelli che stanno sotto Roma ma sono già arrivati anche qui, e li abbiamo sotto casa e non ci rendiamo conto di niente.

postato da: scriverecala alle ore 09:05 | link | commenti (9)
categorie: ho letto
lunedì, 23 aprile 2007

L'occasionissima del lunedì

Mi sta venendo il timore che chi frequenta questo blog possa iniziare a pensare che sono una persona seria.

 

Al fine di evitare ogni rischio in tal senso, oppure che si mi si possa sospettare di intelligenza, questo lunedì vi consiglio di leggere il mio brano Chinotti , scritto una venticinquina di anni fa mettendo insieme una serie di mie battute originali.

Non è che io sia cambiato molto da allora; continuo infatti a considerare bellissima questa:

 

Il telegrafista lanciò un urlo. Si guardava incredulo il dito insanguinato. L'alfabeto morse.

 

domenica, 22 aprile 2007

Libri prescritti - 2

Una integrazione alla lista dei libri che devo leggere di cui al post del 18/4/07.

Mi è giunto stamani per posta La fisica in ballo di Giovanni Filocamo. E' un libro che spiega il Tango argentino mediante le leggi della fisica che vengono applicate ballandolo (o viceversa).

Riporto qui di seguito una presentazione del libro e vi farò sapere com'è una volta letto. 

Che rapporto ci può essere tra la fisica e il Tango argentino?
La risposta e’ scontata: la scienza ci circonda in tutto quello che facciamo. Il libro va molto più avanti e ci spiega quanto sia "fisico" il tango argentino, oltre che sensuale e artistico. La spiegazione e’ chiara e limpida come la musica del tango, divertente e piacevole.

Partendo da considerazioni semplicissime, Giovanni Filocamo, esperto di animazione scientifica, ci conduce a passo di danza attraverso concetti fondamentali della fisica usando un linguaggio comprensibile a tutti e avvalendosi opportunamente di analogie e metafore divertenti. In tutto il libro non userà mai una formula matematica, infatti gli unici requisiti necessari per la lettura, sono la curiosità di capire come funzionano le cose e la voglia di divertirsi. Inoltre per ogni capitolo vengono proposti semplici esperimenti o esercizi a corpo libero per "toccare con mano" quanto appena letto.

La fisica in ballo e’ liberamente ispirato all’omonimo laboratorio didattico realizzato in occasione del Festival della Scienza di Genova nel 2005. Contiene quindi nel suo codice genetico, la caratteristica di essere un libro coinvolgente e appassionante.


Giuseppe Rosolini
(Docente di logica matematica dell’Università di Genova)

 

postato da: scriverecala alle ore 10:29 | link | commenti (4)
categorie: ho letto
venerdì, 20 aprile 2007

Istanti

All’inizio avevo pensato di scrivere un post che contenesse solo questa poesia:
 
ISTANTI
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
 
Jorge Luis Borges
 
 
Il post avrebbe potuto benissimo chiudersi qui.
Il tema di questa notissima poesia di Borges infatti splende forte e chiaro, senza necessità di ulteriori precisazioni.
Al limite, se avessi voluto fare un po’ di pubblicità al mio romanzo avrei potuto aggiungere che ho citato alcuni versi di questa poesia ne L’unico peccato (ecco: l’ho fatta, la pubblicità).
 
Ma, dato che sinceramente sono un po’ precisino, ho voluto cercare in internet il nome del libro in cui la poesia è stata pubblicata e digitando su Google “borges istanti” ho trovato circa 9.500 pagine.
Girando tra di esse mi sono imbattuto nel testo originale in spagnolo e in varie versioni della traduzione in italiano. Ma non trovavo mai il riferimento alla pubblicazione.
 
Poi sul forum di www.riflessioni.it ho trovato un commento che segnalava che il brano è erroneamente attribuito a Borges mentre parrebbe essere in realtà una traduzione della poesia "If I Had My Life to Live Over " di Nadin Stairs. Qualcun altro attribuisce il testo al caricaturista americano Don Herold che avrebbe pubblicato una prosa molto simile nel 1953.
 
Alla fine sono arrivato a un articolo molto completo di Ivan Almeida del Borges Center dell’Università dell’Iowa Jorge Luis Borges, autor del poema ”Instantes”  dove si ricostruisce tutta la storia dell’attribuzione a Borges del brano (non solo su internet ma anche su riviste letterarie), peraltro confermata in una intervista a Borges che Almeida dimostra essere falsa a causa di alcuni anacronismi in essa contenuti.
L’articolo è in spagnolo, ma è molto interessante (con un po’ di pazienza lo spagnolo riesce a leggerlo anche chi, come me, non ha studiato quella lingua). Peraltro lo studioso segnala l’indignazione degli appassionati borgessiani quando si cerca di dimostrare loro che la poesia non è di Borges. Molti, infatti, non accettano che questo brano non sia del grande argentino.
Borges, di sicuro, sarebbe molto divertito da tutta questa vicenda.
 
In conclusione:
1)     la poesia è comunque molto bella e fa meditare;
2)     non bisogna mai credere ciecamente a quello che ci viene detto;
3)     io ho citato nel mio libro i versi attribuendoli a Borges facendo per sempre la figura del pollo (sono in buona compagnia, però).
postato da: scriverecala alle ore 10:13 | link | commenti (4)
categorie: poesie, borges, è anche sul mio sito